Export automobilistico europeo in calo: la transizione elettrica mette a rischio la competitività
Export automobilistico in calo nel 2026, transizione elettrica e dazi mettono sotto pressione settore

Il settore automobilistico europeo affronta il terzo anno consecutivo di contrazione, con l’export debole, l’incertezza sulla transizione elettrica e investimenti difficili da sostenere che mettono sotto pressione margini, fornitori e competitività. Secondo Atradius, la produzione globale di autoveicoli e componenti subirà un calo dello 0,2% nel 2026, dopo un aumento del 2,9% registrato lo scorso anno. La transizione verso i veicoli elettrici, sebbene in atto, non ha ancora portato a una crescita sostenibile, mentre il protezionismo commerciale e le tensioni geopolitiche aggravano la situazione.
Transizione elettrica e dazi commerciali: un doppio peso
La transizione verso i veicoli elettrici, sebbene in atto, non ha ancora portato a una crescita sostenibile. In Cina, la transizione verso i veicoli elettrici mantiene un forte slancio, ma sia gli USA che l’UE hanno imposto dazi punitivi sulle importazioni cinesi di veicoli elettrici. Questi dazi, che vanno dal 17,8% al 45,3%, offrono solo un sollievo limitato ai produttori europei, dato che i costruttori cinesi mantengono un notevole vantaggio in termini di costi. Il rischio che la Cina reagisca con restrizioni alle esportazioni di terre rare e semiconduttori rimane un fattore di incertezza.
La domanda nella regione rimane modeste, dal momento che gli aumenti del reddito reale delle famiglie sono controbilanciati da comportamenti di risparmio precauzionale e da un mercato del lavoro debole in diversi Stati membri. Sebbene i prezzi del petrolio abbiano iniziato a diminuire, l’impatto subito sui redditi reali disponibili dei consumatori rischia di pesare sulla spesa per beni non essenziali, che include i veicoli nuovi.
Margini in calo e fornitori a rischio
Stanno calando i margini e aumentando ritardi e insolvenze. Gli investimenti in corso nelle piattaforme per veicoli elettrici e nelle catene di approvvigionamento delle batterie rimangono un motore chiave della spesa in conto capitale. Tuttavia, l’incertezza legata alla transizione sta complicando qualsiasi giustificazione economica di rapidi investimenti nell’elettrificazione, sia per i produttori che per i fornitori. La discussione sulla proposta di eliminazione graduale dei motori a combustione interna a partire dal 2035 all’interno dell’UE aumenta l’incertezza nel settore.
Un irrealistico completo abbandono dei motori a combustione interna sta rimodellando il settore e la stessa struttura competitiva europea: molti fornitori di secondo e terzo livello non necessariamente dispongono dei mezzi tecnologici e/o finanziari per risalire la catena del valore, trovandosi cosí costretti ad abbandonare il mercato nei prossimi anni. La fiducia dei consumatori rimane bassa, incidendo negativamente sugli acquisti di beni di alto valore come le automobili. Nel 2027 la produzione automobilistica globale è prevista dell’1,7%, grazie a una ripresa nelle Americhe, in particolare negli USA. La produzione automobilistica è diventata sempre più globalizzata, con i produttori di apparecchiature originali (Oem) che fanno affidamento su una complessa rete di fornitori globali. Il settore è altamente esposto a rischi al ribasso quali l’acuirsi delle tensioni geopolitiche, l’istituzionalizzazione dei dazi e le tendenze alla deglobalizzazione, che portano a interruzioni della catena di approvvigionamento.
