Salvatore Parolisi, l’ex militare condannato all’omicidio: la moglie e la figlia dopo il tradimento
Salvatore Parolisi, ex militare condannato all’omicidio di sua moglie, torna libero dopo 12 anni in carcere.

Salvatore Parolisi, ex caporal maggiore dell’esercito italiano condannato all’omicidio di sua moglie Melania Rea, è tornato in libertà dopo aver scontato 12 anni della pena. L’uomo, che aveva sostenuto la sua innocenza durante il processo, ha ottenuto un permesso giornaliero per lasciare la struttura carceraria. La sua storia, segnata da tradimenti e dolore, ha scosso l’opinione pubblica e ha lasciato un segno indelebile nella vita della sua famiglia.
La tragedia e il processo
Il 18 aprile 2011, Melania Rea, 29 anni, scomparve durante una gita fuori porta con la loro bambina Vittoria, all’epoca di 18 mesi. Il corpo della donna fu ritrovato due giorni dopo nel bosco delle casermette a Ripe di Civitella. L’omicidio fu commesso con 35 coltellate, come stabilito dal processo. Parolisi, che aveva giurato amore eterno a Melania, la uccise in un dolo d’impeto, lasciandola a terra agonizzante. L’arma non è mai stata ritrovata, né è stato identificato l’uomo che chiamò il 113 per segnalare la scomparsa.
La Cassazione ha stabilito che Parolisi non aveva preordinato il delitto, né aveva deliberatamente scelto di liberarsi di un ostacolo. La moglie, però, aveva scoperto la relazione extraconiugale da lui intrattenuta da tempo. L’uomo ha sempre sostenuto la sua innocenza, ma ha anche ammesso di aver tentato di nascondere la sua seconda vita, di cui la moglie non faceva parte.
La famiglia e il futuro
Vittoria, la figlia di Melania, oggi ha 13 anni e vive con i nonni a Somma Vesuviana, comune natale della madre. Dopo l’omicidio, la bambina ha cambiato cognome e si chiama ora Vittoria Rea. La sua vita è segnata dal dolore, ma anche da una volontà di superare il passato. In casa Rea, quasi due anni fa, è nato un altro figlio, il figlio tanto atteso dello zio Michele. La famiglia cerca di ricostruirsi, pur affrontando il peso del passato.
Parolisi ha espresso emozioni durante l’uscita dal carcere, dicendo: «Sarà dura, perché col mio nome è un po’ così, poi ci sono pregiudizi…». La sua storia rimane un caso di dolore, tradimento e giustizia, che ha lasciato un’impronta indelebile nella vita di tutti coloro che lo hanno conosciuto.
La moglie, Melania Rea, aveva un’amante, una soldatessa, Ludovica, che frequentava il 235esimo Rav Piceno, dove Parolisi era istruttore. La relazione extraconiugale era nota, ma non ha impedito all’uomo di commettere l’omicidio. La sua vita, dopo la condanna, è stata segnata da anni in carcere e da un’identità che non è più la stessa.
Salvatore Parolisi, ex militare radiato dall’esercito, ha scontato 12 anni della pena complessiva prevista dalla sentenza di condanna. Ora, con il permesso giornaliero, può lasciare la struttura carceraria e affrontare il mondo esterno, pur con il peso del suo passato. La sua storia è un esempio di come il tradimento e la violenza possono lasciare cicatrici profonde, non solo nella vita di una famiglia, ma anche nella società.
