Oltre 70 cani liberati da allevamenti in Corea del Sud dopo anni di sofferenza

Oltre 70 cani sono stati liberati da allevamenti in Corea del Sud dopo anni di sofferenza, grazie a un’operazione di salvataggio.

Oltre 70 cani sono stati finalmente liberati da un allevamento destinato alla produzione di carne in Corea del Sud, dopo anni di sofferenza e condizioni di vita estremamente difficili. L’operazione, condotta da Humane World for Animals, segna l’ultima grande azione di salvataggio prima dello stop definitivo al settore. I cani, alcuni dei quali ancora cuccioli, sono stati recuperati grazie a una segnalazione di un cittadino e a un’ispezione delle autorità, che ha rilevato violazioni della normativa sul benessere degli animali. L’allevamento, che in passato aveva allevato fino a mille cani contemporaneamente, è stato chiuso e il suo proprietario, un uomo di circa ottant’anni, non potrà più partecipare a attività legate al commercio della carne di cane.

Un passo verso il divieto definitivo

La liberazione di questi cani arriva mentre la Corea del Sud si prepara all’entrata in vigore definitiva del divieto relativo al commercio della carne di cane. La legge approvata nel 2024 prevede che dal 7 febbraio 2027 siano vietati l’allevamento, la macellazione, la distribuzione e la vendita di cani destinati al consumo umano. Il periodo di transizione, che permette agli operatori coinvolti di chiudere o riconvertire le proprie attività, è in corso. Secondo i dati del Ministero dell’Agricoltura sudcoreano, 1.265 dei 1.537 allevamenti registrati avevano già cessato l’attività, circa l’82% del totale.

Nonostante il divieto, il numero di cani ancora presenti negli allevamenti interessati dalle chiusure rimane elevato. Secondo i dati governativi, un numero molto elevato di cani risultava ancora presente negli allevamenti. Una delle sfide principali diventa quindi capire quale futuro attenda questi animali e assicurarsi che il divieto venga effettivamente rispettato. Per alcuni cani, il destino potrebbe purtroppo essere molto diverso da quello degli animali salvati a Gangjin. Come spiegato a Kodami da Sangkyung Lee, una parte degli animali rimasti potrebbe andare incontro all’eutanasia.

Un cambiamento in atto in Asia

La situazione in Corea del Sud si inserisce in un cambiamento più ampio che interessa diverse parti dell’Asia. Il consumo di carne di cane sta diminuendo in numerose aree, anche a causa dei cambiamenti generazionali, della crescente attenzione verso il benessere animale e dell’introduzione di normative più restrittive. In alcuni Paesi sono stati introdotti divieti o limitazioni, mentre in altri il quadro normativo può variare considerevolmente tra territori e città.

Un ruolo importante è svolto anche dalla crescente presenza di cani e gatti come animali da compagnia. Soprattutto tra le nuove generazioni, il rapporto con questi animali sta cambiando e pratiche considerate tradizionali in alcune comunità vengono progressivamente abbandonate. A questo si aggiungono le questioni legate alla tracciabilità degli animali, alla sicurezza sanitaria e a una domanda che in diverse aree appare in diminuzione. La situazione, tuttavia, non è uniforme in tutta l’Asia. In Vietnam il commercio e il consumo di carne di cane rimangono presenti, mentre in Cina il fenomeno continua a esistere in alcune zone.

Allo stesso tempo, alcune grandi città cinesi hanno adottato negli anni restrizioni locali. Il salvataggio di questi oltre 70 cani rappresenta così uno degli ultimi grandi interventi di Humane World for Animals negli allevamenti sudcoreani e arriva a pochi mesi da una data destinata a segnare un cambiamento profondo nel Paese. Dal febbraio 2027 inizierà infatti una nuova fase. La sfida non sarà soltanto chiudere definitivamente il commercio della carne di cane, ma anche garantire che il divieto venga rispettato e trovare soluzioni adeguate per gli animali ancora presenti nelle strutture interessate dalla transizione.