Riforma disabilità: Varese si prepara al 2027, medici, Patronato e Inps alla prova della nuova procedura

Nuova procedura per riconoscimento disabilità a partire dal 2027: medici, Patronato e Inps testano il sistema a Varese.

La riforma del riconoscimento della disabilità, che entrerà in vigore a partire dal 2027, ha visto Varese impegnata in un confronto tra medici, Patronato e Inps per testare la nuova procedura. L’incontro, organizzato dalle ACLI Provinciali di Varese e dal Patronato ACLI, si è svolto all’Istituto De Filippi e ha messo in luce le opportunità e le criticità del sistema in sperimentazione a Milano. La riforma, volta a semplificare i processi e integrare servizi sanitari e sociali, ha suscitato interesse ma anche preoccupazioni per la sua applicazione pratica.

Il ruolo del medico nel nuovo sistema

Un cambiamento significativo riguarda il momento iniziale del procedimento. Nel sistema tradizionale, il cittadino si rivolge al medico per ottenere il certificato e successivamente presenta la domanda all’Inps. Con la nuova procedura, invece, la trasmissione telematica del certificato medico introduttivo avvia direttamente il procedimento di valutazione di base. Il medico non prepara più semplicemente il documento, ma il suo certificato mette in moto il processo, rendendo il medico il «primo anello della catena» del nuovo sistema.

La qualità del certificato diventa decisiva per il successo del sistema.

Il dottor Riccardo Ruju, medico collaboratore del Patronato ACLI di Milano, ha sottolineato l’importanza della compilazione del certificato medico introduttivo. La qualità e la completezza di questa prima fase diventano quindi decisive, ma l’esperienza di Milano segnala anche la necessità di costruire una collaborazione più stretta fra medici e Patronato, evitando che al professionista sanitario venga affidato anche un compito di orientamento amministrativo che richiede competenze differenti.

Le sfide del sistema in sperimentazione

La sperimentazione milanese, avviata il 1° marzo 2026, ha evidenziato diversi problemi. I dati riportati durante l’incontro indicano che al 31 agosto, su circa 21.500 domande presentate nella provincia di Milano, poco più di 5.000 persone erano state convocate a visita, mentre le pratiche definite erano circa il 51%. Le attese segnalate arrivavano a cinque o sei mesi e riguardavano anche alcuni pazienti oncologici. Non sono mancate inoltre difficoltà informatiche: pratiche bloccate in presenza di precedenti domande non ancora definite, problemi per alcuni minori che raggiungevano la maggiore età durante la sperimentazione e criticità nella documentazione per il sostegno scolastico e nelle valutazioni relative al collocamento mirato. L’esperienza milanese ha anche segnalato un ridimensionamento del numero di commissioni, passate da 39 a sole quattro commissioni Inps.

La semplificazione non è sempre stata sufficiente a risolvere i problemi.

Varese guarda al 2027, con l’esperienza milanese come prova generale. Una delle questioni ancora aperte riguarda soprattutto l’organizzazione delle future visite mediche. Oggi l’ufficio sanitario Inps è presente a Varese e il Patronato pone il problema di come potranno essere gestite le richieste provenienti dall’intera provincia quando le visite passeranno al nuovo sistema. Tra le ipotesi sulle quali viene chiesto un chiarimento all’Istituto c’è l’eventuale potenziamento di presidi anche nelle altre agenzie territoriali, come Gallarate, Busto Arsizio, Tradate e Luino.