La crisi abitativa scuote l’Europa, con un focus su Spagna e Italia

La crisi abitativa in Europa si fa sempre più drammatica, con proteste in Spagna e dati preoccupanti in Italia.

La crisi abitativa ha raggiunto un livello di tensione che scuote l’Europa, con proteste in piazza in Spagna e dati allarmanti in Italia. La casa, diventata un “problema” per milioni di cittadini, ha messo in luce una sfida sociale e economica che non è più confinata a livello nazionale, ma riguarda interamente il continente. La Commissione europea e i governi degli Stati membri stanno cercando di trovare soluzioni, ma la complessità del tema richiede un impegno congiunto e una strategia coerente.

La casa come bene essenziale

La casa è considerata un bene essenziale, al pari della sanità e dell’istruzione, e deve essere tutelata come tale. L’accesso a alloggi dignitosi e a prezzi accessibili incide sulla vita dei cittadini, in particolare dei giovani e delle persone più vulnerabili, nonché sulla loro piena partecipazione alla società e all’economia. Questo è stato sottolineato dal ministro irlandese Thomas Byrne, rappresentante della presidenza di turno del Consiglio europeo, durante un vertice tra i ministri dell’edilizia abitativa.

La crisi in Spagna e l’impatto su tutta l’Europa

Nelle principali città della penisola iberica – Madrid, Barcellona, Valencia, Malaga e le isole – la proliferazione degli affitti brevi e delle case-vacanza ha sottratto migliaia di appartamenti al mercato residenziale tradizionale, spingendo i canoni a livelli inaccessibili per residenti e giovani. Questo ha innescato un’ondata di sfratti e aumenti incontrollati degli affitti. L’ultimo episodio drammatico è stato quello di Maricarmen, un’anziana signora di 87 anni sfrattata dalla propria abitazione nella capitale, che ha mobilitato l’opinione pubblica in Spagna e nel resto d’Europa.

La crisi abitativa ha trovato un’eco in tutta l’Europa, con proteste in diversi Paesi. In Italia, il problema è altrettanto grave: secondo il Censis, sono 8 milioni e mezzo le case inutilizzate, un quarto delle abitazioni intestate a persone fisiche. Gli sfratti, soprattutto per morosità, sono in forte aumento, con oltre 20mila eseguiti l’anno. La situazione è drammatica per le giovani coppie e per le famiglie monoreddito, che trovano difficile “metter su casa”. I prezzi per l’acquisto di immobili lievitano, mentre gli affitti sono alle stelle, specialmente nelle grandi e medie città.

Il governo ha presentato il “Piano casa” che vorrebbe recuperare 60mila alloggi di edilizia residenziale pubblica oggi sfitti o inagibili. Secondo Federcasa occorrerebbero però 300mila case popolari. La Commissione europea ha presentato la strategia “Affordable Housing Act” per far fronte alla crisi alloggiativa. La misura punta a rimettere al centro delle città i propri cittadini, fornendo strumenti utili a contrastare l’aumento del carovita e la costante riduzione dell’offerta a causa dell’aumento esponenziale di formule come case-vacanza e affitti brevi.

Sul fronte dell’offerta, la Commissione punta a velocizzare i cantieri con permessi rilasciati entro un massimo di 60 giorni, corsie preferenziali per l’edilizia sociale e vincoli ventennali anti-speculazione sui prezzi calmierati, mobilitando oltre 50 miliardi tra fondi europei già stanziati e riprogrammati. La chiave di volta per tagliare tempi, costi e impronta ecologica degli edifici risiede nei cosiddetti “metodi moderni di costruzione”: sistemi di edilizia modulare, prefabbricati e produzioni off-site. Tuttavia, il Cese mette in guardia che l’innovazione tecnologica non può essere solo guidata dal mercato, ma deve convergere con la tutela dei diritti dei lavoratori, invocando una sempre maggiore ricerca della qualità occupazionale e la creazione di un fondo centrale europeo a sostegno della digitalizzazione delle piccole e medie imprese del settore edilizio.