Missioni cattoliche italiane in Europa: mobilità e sfide pastorali
Le Missioni Cattoliche Italiane in Europa affrontano nuove sfide con migranti qualificati e una rievangelizzazione dell’Europa secolarizzata.
La Giornata Missionaria Mondiale, celebrata oggi 18 ottobre, ha visto le Missioni Cattoliche Italiane (MCI) in Europa confrontarsi con nuove sfide legate alla mobilità e alla secolarizzazione. Don Egidio Todeschini, coordinatore delle Missioni cattoliche di lingua italiana in Svizzera, ha sottolineato che l’opera più urgente è la rievangelizzazione dell’Europa secolarizzata. La missione, oggi, passa anche attraverso l’accompagnamento degli emigrati italiani che continuano a lasciare il Paese. In Svizzera, dove vivono oltre 600mila cittadini italiani, si registra una presenza crescente di giovani professionisti e laureati, che spesso cercano un futuro non sempre garantito in Italia.
Un’Europa in trasformazione
Le Missioni Cattoliche Italiane, presenti in Svizzera, Belgio e Francia, sono chiamate a rinnovare il loro ruolo in un contesto segnato da forti cambiamenti culturali e sociali. Non sono più soltanto luoghi di accoglienza per i connazionali, ma laboratori di evangelizzazione, comunione e corresponsabilità ecclesiale. La sfida pastorale consiste nel trovare nuove modalità di vicinanza e accompagnamento per una generazione che vive l’esperienza migratoria in forme molto diverse rispetto al passato.
La grammatica della cura si trasforma in una grammatica della reciprocità. Don Todeschini ha spiegato che si assiste al passaggio dalla “cura dei migranti” alla “missione dei migranti”. La grammatica della cura esige di maturare in una grammatica della reciprocità: accogliersi, comprendersi, riconoscersi, amarsi. Gli emigrati, oltre che destinatari della cura pastorale, diventano protagonisti, membra vive dell’unico corpo di Cristo e corresponsabili della missione.
Da migranti a protagonisti
Don Claudio Visconti, responsabile della Missione cattolica italiana di Bruxelles, ha ricordato che le missioni furono un’invenzione geniale della Chiesa per accompagnare gli emigrati italiani, offrendo sostegno religioso, umano e sociale. Oggi, però, i protagonisti della mobilità sono soprattutto giovani qualificati che si spostano nelle grandi città europee e nei centri delle istituzioni internazionali. La migrazione è estremamente individuale e spesso i migranti sono giovani, soprattutto giovani laureati, che si spostano da soli. La sfida pastorale è trovare nuove forme di vicinanza. Per questo, osserva don Visconti, “più che giovani migranti possiamo parlare di giovani in mobilità”. La sfida pastorale consiste quindi nel trovare nuove modalità di vicinanza e accompagnamento per una generazione che vive l’esperienza migratoria in forme molto diverse rispetto al passato.
Don Pasquale Avena, coordinatore nazionale delle Missioni Cattoliche Italiane in Francia, ha sottolineato che nella Chiesa non si deve parlare di “integrazione”, ma di “comunione”. La vera unità passa per il rispetto di ogni persona, nella sua cultura, nella sua storia, nella sua vita. Per don Avena, nella Chiesa locale come Missioni Cattoliche Italiane “abbiamo una vocazione specifica”. Siamo migliaia di Italiani. Con altri tanti migranti venuti da tutti i continenti viviamo una universalità che diventa il vero volto della Chiesa.
Una realtà che aiuta a comprendere come “non esiste una Chiesa francese o una Chiesa italiana, ma una Chiesa Universale che è in Francia, in Italia o in altri paesi o continenti”. In un’Europa segnata da forti cambiamenti culturali e sociali, le Missioni Cattoliche Italiane sono chiamate dunque a rinnovare il loro ruolo: non soltanto luoghi di accoglienza per i connazionali, ma laboratori di evangelizzazione, comunione e corresponsabilità ecclesiale. Una presenza che continua a ricordare come la missione non sia soltanto verso terre lontane, ma anche nel cuore del continente europeo.
