Finanziamenti pubblici truffati: 650mila euro di profitti illeciti in Puglia
Indagini su finanziamenti bancari con garanzie pubbliche: 650mila euro di profitti illeciti in Puglia

La Guardia di Finanza e la Procura di Brindisi hanno avviato un’inchiesta che ha portato all’individuazione di 145 persone, tra le province di Brindisi e Lecce, per presunti reati legati a finanziamenti bancari con garanzie pubbliche. L’ipotesi investigativa riguarda la falsificazione di documenti e l’utilizzo di società operative solo sulla carta, con un profitto illecito stimato in 654.532 euro. L’indagine, coordinata da un’unità specializzata, ha evidenziato come alcuni soggetti abbiano sfruttato il sistema per ottenere prestiti garantiti da denaro pubblico, senza alcuna reale attività imprenditoriale.
Finanziamenti truffati: 650mila euro di profitti illeciti
Secondo le indagini, una ventina di pratiche avrebbe generato un profitto ritenuto illecito di circa 654.532 euro, parte del quale sarebbe finita nelle tasche di alcuni “facilitatori”. Si tratta di istanze per accedere a prestiti bancari garantiti da denaro pubblico, ma alla base di queste richieste avrebbero trovato spazio società operative solo sulla carta. L’ipotesi, se confermata, rappresenta un grave abuso del sistema finanziario pubblico, con conseguenze potenzialmente gravi per la gestione delle risorse pubbliche.
Le due ipotesi principali dell’inchiesta
Le indagini hanno individuato due possibili scenari: o si trattava di bilanci “gonfiati”, o di società “ad hoc” non operative. In entrambi i casi, il pm Francesco Carluccio ha espresso preoccupazione, ritenendo che parte del denaro finisse dove non doveva finire, cioè nelle tasche di co-indagati. L’ipotesi di falsificazione di documenti fiscale per ottenere finanziamenti con garanzia pubblica al 100 per cento è stata avanzata, con Medio Credito Centrale, istituto estraneo alle accuse, che ha deliberato la garanzia.
La falsificazione di documenti è al centro dell’ipotesi accusatoria. La Procura ritiene che alcuni soggetti abbiano utilizzato documenti falsi per ottenere finanziamenti bancari con garanzia pubblica al 100 per cento. Questo sistema, se sfruttato, permette di accedere a prestiti senza alcuna reale attività imprenditoriale, sfruttando la credibilità del sistema finanziario pubblico. Le società operative non esistevano in realtà. L’ipotesi investigativa indica che le società utilizzate per ottenere i finanziamenti non avevano alcuna attività reale. Si tratta di strutture create ad hoc per sfruttare le garanzie pubbliche, senza alcun legame con l’economia reale. Questo modello di abuso ha permesso di generare profitti illeciti, che sono finiti in conti correnti di soggetti coinvolti.
Al vertice del primo sodalizio ipotizzato si trovano i commercialisti Franco Cazzorla e Leopoldo Platis, che avrebbero diretto le attività per un periodo che va dal 2019 al 2023. Cazzorla, tramite un software, avrebbe gestito la falsificazione di documenti, mentre Platis avrebbe mantenuto i contatti con imprenditori e professionisti disposti a collaborare. Tra i presunti “scout” figurano Paolo Palma e Mario Marangio, ritenuti “reclutatori” di altri soggetti coinvolti. Altri nomi, come Michele Di Donna e Danilo Contardi, sono indicati come capi di un altro presunto sodalizio, che avrebbe seguito le pratiche “planate” sulle scrivanie della Banca Popolare Pugliese.
