Riconoscimento facciale con l’IA: il governo accelera, ma il Garante alza il rosso

Il governo italiano accelera l’uso del riconoscimento facciale con l’IA, ma il Garante denuncia rischi per la privacy.

Agenti di polizia utilizzano tecnologie di riconoscimento facciale in piazze e stadi, con dati biometrici raccolti in modo preventivo
Agenti di polizia utilizzano tecnologie di riconoscimento facciale in piazze e stadi, con dati biometrici raccolti in modo preventivo

Il governo italiano accelera l’adozione del riconoscimento facciale con l’intelligenza artificiale, introducendo un decreto che permette alle forze di polizia di acquisire dati biometrici in piazze, stadi e luoghi di manifestazioni. L’obiettivo è allinearsi all’AI Act europeo del 2024, ma il provvedimento suscita polemiche, soprattutto per il trattamento generalizzato dei dati senza un reato specifico. Il Garante per la protezione dei dati personali ha espresso preoccupazioni, sottolineando il rischio di profilazione di massa e la mancanza di garanzie sufficienti.

Un passo avanti verso l’AI nella sicurezza

Il decreto, in dirittura d’arrivo in commissione Politiche europee al Senato, prevede che le forze di polizia possano utilizzare il riconoscimento facciale con l’autorizzazione di un’autorità giudiziaria designata dal questore. L’obiettivo è permettere l’uso di questa tecnologia in casi urgenti, come minacce di terrorismo o ricerca di vittime scomparse. Tuttavia, il testo presenta due norme che si discostano dal dettato europeo, suscitando non poche critiche. Secondo il provvedimento, i dati biometrici delle persone che accedono a luoghi con esigenze di ordine pubblico, come stadi o piazze durante manifestazioni, saranno acquisiti, elaborati e conservati per sette giorni in un archivio locale. Questo meccanismo, pur giudicato coerente con l’AI Act, è visto come incompatibile con il regolamento europeo, che non permette l’uso del riconoscimento facciale a posteriori senza un collegamento con un reato specifico.

La raccolta preventiva di dati biometrici potrebbe portare alla creazione di un archivio di volti, orari e luoghi costruito in modo anticipatorio su una platea indifferenziata di cittadini.

Le garanzie richieste dal Garante

Pur riconoscendo la coerenza del decreto con l’AI Act, il Garante ha chiesto di rafforzare le garanzie su supervisione umana, gestione delle banche dati biometriche e coinvolgimento negli spazi di sperimentazione. L’autorità ha anche sottolineato la necessità di un controllo più rigoroso, soprattutto per evitare che il trattamento automatizzato dei dati possa ledere le libertà fondamentali. Le opposizioni, attraverso i loro uffici legislativi, hanno evidenziato come il decreto permetta la memorizzazione di dati senza alcun sospetto o indagine in corso. Questo, secondo loro, viola i principi fondamentali dell’Unione europea, che richiede un approccio mirato e rispettoso della privacy. Il co-leader di Avs, Angelo Bonelli, ha definito il provvedimento «inaccettabile» per il rischio di profilazione di massa.

Il Garante ha sottolineato che il trattamento automatizzato e generalizzato dei dati biometrici non è coerente con le norme disegnate da Bruxelles.

Il presidente della commissione Politiche UE del Senato, Giulio Terzi di Sant’Agata, ha assicurato che il decreto si conformi all’impianto dell’AI Act e rispetti i diritti fondamentali dell’Unione europea. Tuttavia, il dibattito continua, con il rischio di un confronto tra sicurezza e privacy, tra tecnologia e diritti civili.