Tamara Lunger racconta il viaggio che l’ha trasformata: dalla paura al cammino con il cammello
Tamara Lunger racconta il viaggio che l’ha trasformata: dalla paura al cammino con il cammello
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Un viaggio per ritrovare se stessa
Dopo la morte di Juan Pablo Mohr sul K2 nel 2021, Tamara Lunger ha smesso di voler dimostrare qualcosa. L’alpinista, che aveva fatto degli Ottomila la propria casa, ha iniziato ad avere paura di tutto: delle valanghe, dei crepacci, perfino di attraversare una strada. Il dolore per la perdita del compagno di spedizione l’ha spinta a ricominciare da capo. È da quella frattura che è nato *Una donna che cammina con il vento*, il libro edito da Rizzoli in cui racconta la decisione più radicale della sua vita: lasciare gli Ottomila per attraversare a piedi la Mongolia insieme a un cammello, Tùje, camminando per quasi 2 mila chilometri da ovest verso est, seguendo il vento.
Un cammello che ha insegnato a calmarsi
Tamara, in cammino con il suo fedele Tùje, ha scoperto che gli animali sentono tutto. Se era agitata lei, lui era ancora più agitato. Così, invece di cercare di cambiare lui, ha iniziato a cambiare me stessa: respirava, cercava di calmarsi, di ritrovare il suo centro. E ogni volta funzionava. È stata una lezione enorme. Il cammello, che non aveva mai visto da vicino, è diventato un compagno di viaggio che l’ha accompagnata in un percorso di guarigione.
Attraversare quel dolore mi ha costretta a ricominciare da capo.
Durante il cammino, Tamara ha vissuto momenti di grande paura. Una notte, degli uomini sono arrivati alla sua tenda chiedendo soldi e il telefono. Ha avuto davvero paura, si è chiesta: «Perché continuo sempre a mettermi nei guai?». Poi ha capito che era partita proprio per attraversare qualcosa che dentro di lei era rimasto irrisolto. Quando era bambina, un episodio le aveva lasciato una grande paura degli uomini. Quello che è accaduto in Mongolia ha riaperto quella ferita. Ma Tamara è fatta così: deve passare attraverso le cose, anche sbatterci la testa, per trasformarle. È così che cresce.
Una donna molto più libera: prima ero condizionata dalla prestazione.
Tamara è tornata dalla Mongolia non più l’alpinista che era stata fino a quel momento, ma una donna molto più libera. Prima era condizionata dalla prestazione, da quello che gli altri si aspettavano da lei; oggi segue molto di più le sue intuizioni. Ha smesso di voler dimostrare qualcosa: vuole solo vivere la sua vita. La sua identità è molto più grande di una vetta.
La sua decisione di partire era nata da un bisogno profondo di ritrovare se stessa. Dopo il K2, aveva perso completamente i suoi punti di riferimento. Non riusciva più a essere l’alpinista che era stata fino a quel momento e continuava a chiedersi: «Chi sono davvero? Sono solo quella che va in montagna oppure c’è molto di più?». Sentiva di dover uscire dalla sua comfort zone ancora una volta, ma in una direzione completamente diversa. Non cercava un’altra impresa: cercava me stessa.
La Mongolia, un luogo che aveva già visitato nel 2019 e in cui si era innamorata, è diventato il posto ideale per questo viaggio. Lì, il vento soffia sempre da ovest verso est, e il cammello Tùje, che non aveva mai visto da vicino, è diventato un compagno di viaggio che l’ha accompagnata in un percorso di guarigione. La sua storia è un esempio di come il dolore può essere un inizio, e come il cammino può portare a una nuova identità.
