Inflazione in calo, ma i prezzi non tornano indietro: il costo della guerra rimane alto
L’inflazione italiana cala, ma i prezzi non tornano indietro. L’Italia continua a pagare il conto della guerra.

L’inflazione italiana è scesa a luglio per il secondo mese consecutivo, attestandosi al 2,8%, ma questo non significa che i prezzi al consumo tornino indietro. I consumatori italiani continuano a pagare il conto della guerra, con rincari che persistono nonostante la riduzione del tasso di inflazione. L’ISTAT ha diffuso una stima preliminare che conferma il calo, ma il costo della vita non mostra segni di diminuzione. La sensazione che un po’ tutto sia rincarato negli ultimi mesi non è frutto di un’errata percezione.
Il costo della guerra non si cancella
Dopo la guerra tra Stati Uniti e Iran, i prezzi al consumo sono aumentati del 2,2% nel periodo marzo-luglio. Anche se l’inflazione è in calo, i prezzi non tornano indietro, e il rischio che tornino a salire è sempre presente. Il governo Meloni ha reintrodotto temporaneamente lo sconto sulle accise per il diesel per calmierare i prezzi alla pompa, che erano risaliti sopra i 2 euro al litro. La situazione è ulteriormente complicata dall’estate, che porta con sé rincari quasi automatici per alcuni beni e servizi, come la ristorazione, l’accoglienza e l’intrattenimento.
Il calo dell’inflazione non implica una riduzione del costo della vita. I prezzi al consumo in media sono cresciuti dello 0,2% rispetto a giugno, e il rischio che questa tendenza si invertisca è elevato se le quotazioni di petrolio e gas rimangono alte. Se i prezzi dovessero tornare a salire, parleremmo di inflazione o di deflazione negativa, fenomeni rari e quasi sempre temporanei.
Da shock a rincari definitivi
Una volta che alcuni costi aumentano, vengono inglobati nei calcoli dei produttori e dei lavoratori. Tutti ragionano come se l’aumento fosse definitivo, lo incorporano nelle loro stime sull’inflazione presente e futura e scaricano sugli altri l’aggravio. Le imprese riescono a farlo più velocemente se agiscono in un mercato poco concorrenziale, mentre i lavoratori ci mettono più tempo, spesso dovendo attendere il rinnovo dei contratti. Ad ogni modo, da uno shock temporaneo a un rincaro definitivo il passo è sempre breve. L’Italia, pur essendo un’economia con una media di consumo di petrolio simile a quella della Spagna, ha una popolazione di quasi il 20% maggiore, il che contribuisce a mantenere i prezzi elevati. La relativa efficienza energetica e la protezione dell’euro sul fronte valutario sono fattori che aiutano a tenere a freno l’inflazione, ma non la eliminano.
Il calo dell’inflazione non equivale a un ritorno al passato.
Il costo della guerra rimane un fattore determinante per i prezzi.
