Alcuni ricordi si formano proprio nello stomaco

Nuovi studi rivelano come il sistema nervoso intestinale influenzi la formazione dei ricordi legati al cibo.

Un ratto osserva un ambiente con cibo, mentre un cervello e un sistema digestivo sono rappresentati in un diagramma
Un ratto osserva un ambiente con cibo, mentre un cervello e un sistema digestivo sono rappresentati in un diagramma

Alcuni ricordi si formano proprio nello stomaco, grazie a un meccanismo biologico che collega l’apparato digerente al sistema nervoso centrale. La ricerca, condotta dalla University of Southern California (Usc) e pubblicata su Nature Communications, ha dimostrato che il consumo di alimenti nutrienti attiva un processo che rafforza la formazione e il consolidamento dei ricordi. Questo fenomeno, che coinvolge il nervo vago e l’ippocampo, potrebbe spiegare perché alcuni ricordi legati al cibo si radicano in modo particolare, anche se non sembrano legati a emozioni o sensazioni forti.

Il collegamento tra stomaco e cervello

Lo stomaco non è solo un organo di digestione, ma un vero e proprio “secondo cervello” in grado di comunicare con il sistema nervoso centrale. Circa 100 milioni di neuroni si trovano nel tratto gastrointestinale, in costante connessione con il cervello. Questo asse intestino-cervello non serve solo a regolare la digestione o a segnalare la sazietà, ma anche a influenzare la formazione dei ricordi, specialmente quelli legati al cibo.

Il nervo vago trasmette segnali cruciali per la memoria.

Attraverso il nervo vago, il sistema nervoso parasimpatico riceve informazioni chimiche e meccaniche provenienti dallo stomaco. Questi segnali, come la distensione gastrica o il rilascio di ormoni, vengono inviati all’ippocampo, il centro neurale responsabile del consolidamento delle memorie. Quando i topi consumano alimenti nutrienti, i neuroni che comunicano con l’ippocampo rilasciano acetilcolina, un neurotrasmettitore che supporta la formazione dei ricordi.

La dieta influisce sulla capacità di ricordare

La ricerca ha anche evidenziato come la dieta possa influenzare la capacità di ricordare dove e quando si è consumato cibo. I ratti nutriti con una dieta ricca di zuccheri e grassi fin dalle prime fasi della vita hanno mostrato un indebolimento strutturale nella trasmissione dei segnali tra l’apparato digerente e l’ippocampo. Anche dopo essere stati riportati a un regime alimentare sano, questi animali hanno continuato a presentare una riduzione delle risposte cerebrali legate alla memoria.

La dieta di scarsa qualità danneggia la memoria a lungo termine.

Questi risultati offrono una spiegazione biologica a fenomeni già noti in ambito clinico: l’obesità, le diete di scarsa qualità nutrizionale e i disturbi metabolici come il diabete sono associati a un maggiore rischio di declino cognitivo. I dati dello studio indicano che l’esposizione precoce e continua al junk food agisce direttamente sulla stabilità del canale di trasmissione vagale, alterando la regolazione dei neurotrasmettitori centrali.

Un meccanismo evolutivo per ricordare le fonti di cibo

Secondo i ricercatori, questo meccanismo si è probabilmente evoluto per aiutare gli animali a ricordare informazioni vitali sulle fonti di cibo. “Ricordare dove spuntano per prime determinate piante in primavera può aiutare gli animali affamati a trovare nutrienti importanti”, spiega Logan Lauer, primo autore dello studio. I segnali provenienti dall’intestino dicono al cervello: “Questo pasto ha fornito nutrienti preziosi, quindi ricorda dove e come lo hai ottenuto”. Questi risultati aprono nuove prospettive per la comprensione del rapporto tra alimentazione, memoria e salute mentale. La ricerca sottolinea come il sistema nervoso intestinale non sia solo un supporto alla digestione, ma un elemento chiave nella formazione di ricordi cruciali per la sopravvivenza.