Il comune di Milano riprende 30 beni immobiliari venduti tra il 2007 e il 2010

Il comune di Milano riprende 30 beni immobiliari venduti tra il 2007 e il 2010, valorizzando il patrimonio pubblico.

Il comune di Milano riprende 30 beni immobiliari venduti tra il 2007 e il 2010, valorizzando il patrimonio pubblico
Il comune di Milano riprende 30 beni immobiliari venduti tra il 2007 e il 2010, valorizzando il patrimonio pubblico

Il comune di Milano ha ripreso in proprietà 30 beni immobiliari venduti tra il 2007 e il 2010, grazie a un’operazione avviata con una delibera proposta dall’assessore Emmanuel Conte e approvata dal Consiglio comunale nel 2022. I beni, il cui valore stimato oggi ammonta a 35 milioni di euro, sono tornati al demanio comunale dopo una serie di anni di gestione da parte di fondi immobiliari gestiti da BNP Paribas. L’operazione segna un cambio di rotta nella gestione del patrimonio pubblico, passando dalla logica della dismissione a quella della valorizzazione diretta.

Beni storici e sociali rientrano nel demanio

I 30 beni che ritornano al comune di Milano comprendono circa 170 appartamenti, spazi per servizi e circa 40 ettari di terreni agricoli. Tra i beni rientrati nel demanio comunale ci sono due edifici storici, entrambi sedi di associazioni e dell’Anpi, come l’ex Municipio di Crescenzago e la palazzina d’inizio Novecento ad Affori. Questi immobili, già radicati nella vita dei quartieri, vedranno preservata e rafforzata la loro funzione pubblica, in particolare l’ex municipio di Crescenzago e l’edificio di Affori, che manterranno la loro vocazione sociale e saranno valorizzati nel rispetto della loro funzione storica.

La ripresa dei beni è parte del piano straordinario casa. I 170 appartamenti che tornano al comune contribuiranno a incrementare l’offerta di abitazioni destinate all’affitto accessibile, in un contesto in cui la domanda di alloggi a costi contenuti rimane elevata. L’operazione, condotta dall’assessorato al bilancio e demanio, chiude in senso contrario quella di vendita avviata da Palazzo Marino oltre 16 anni fa, quando 141 proprietà comunali del valore complessivo di 355 milioni di euro sono state cedute a due fondi immobiliari, il Fondo Milano I e il Fondo Milano II, gestiti da BNP Paribas.

Un passo verso la valorizzazione del patrimonio

Nel corso degli anni, i fondi hanno progressivamente venduto gran parte del patrimonio conferito, tra cui spazi di pregio come il palazzo di Porta Romana 8, via Bagutta e corso XXII Marzo 22. Il portafoglio residuo di beni, del valore stimato oggi di 35 milioni di euro, rientra nella disponibilità dell’amministrazione grazie a un’operazione avviata con una delibera proposta dall’assessore Emmanuel Conte e approvata dal Consiglio comunale nel 2022. La procedura si è sviluppata durante il mandato e si è conclusa con il rogito.

La gestione del demanio cambia radicalmente. “Con questa operazione – spiega l’assessore al bilancio, demanio e piano straordinario casa, Emmanuel Conte – chiudiamo definitivamente una stagione iniziata quasi vent’anni fa, una fase nella quale il patrimonio pubblico veniva gestito prevalentemente attraverso strumenti finanziari pensati per la dismissione. Oggi quella stagione si conclude. Da oggi questi beni tornano a essere parte di un progetto di città. Passiamo dalla logica della dismissione indistinta a quella della valorizzazione pubblica bene per bene. Il patrimonio comunale non è un portafoglio finanziario: è uno degli strumenti con cui una città costruisce casa, lavoro, servizi e comunità.”

I terreni agricoli saranno valorizzati come patrimonio produttivo, ambientale e sociale, attraverso progetti capaci di sostenere l’agricoltura, la cura del territorio e il coinvolgimento di imprese, cooperative e realtà del Terzo settore. “Il ritorno degli immobili nella piena disponibilità del Comune – prosegue Conte – consentirà di destinarli direttamente alle politiche pubbliche e non all’obiettivo prioritario della vendita previsto dai fondi immobiliari.”