Coste pugliesi in emergenza: Bari al secondo posto per eventi meteo estremi
Bari è la seconda città italiana per eventi meteo estremi, con 44 episodi dal 2010. Legambiente lancia allarme su erosione e allagamenti.

Coste pugliesi in emergenza: Bari al secondo posto per eventi meteo estremi
Le coste pugliesi sono sotto assedio. Secondo il rapporto ‘Spiagge 2026’ di Legambiente, Bari è la seconda città italiana per numero di eventi meteo estremi, con 44 episodi registrati dal 2010. La città è al centro di una crisi climatica che ha visto un aumento del 550% delle mareggiate negli ultimi cinque anni e un incremento del 80% dei danni causati dal vento. L’emergenza si estende a tutta la regione, dove sono state registrate 136 emergenze dal 2010 ad oggi, con un picco tra il 2015 e il 2026. Erosione e allagamenti flagellano il capoluogo pugliese, mentre l’associazione chiede un Piano di adattamento e un tavolo permanente per salvare il litorale.
Un modello di resilienza in Puglia
Nonostante le criticità, la Puglia dimostra di possedere già al proprio interno le competenze e le esperienze positive per indicare una via d’uscita. Il Salento, in particolare, è citato come un vero e proprio modello di resilienza. Un esempio virtuoso è rappresentato dal piano di gestione del Parco regionale Isola di Sant’Andrea e Litorale di Punta Pizzo, a Gallipoli, dove l’installazione di palizzate naturali e interventi mirati di stabilizzazione stanno contribuendo alla ricostituzione spontanea del sistema dunale. In quest’area si è proceduto inoltre a un intervento coraggioso di riduzione della sede stradale litoranea, sostituita da percorsi ciclabili e pedonali tra Baia Verde e il Canale dei Samari, ricucendo lo storico strappo tra l’ambiente urbano e la natura litoranea.
La Puglia non può continuare a rincorrere le emergenze Di fronte a una simile fotografia, i vertici di Legambiente Puglia chiedono un cambio di rotta radicale e immediato, abbandonando la logica degli interventi tampone e della cementificazione difensiva. L’associazione ambientalista spinge affinché si privilegino soluzioni basate sulla natura (Nature-Based Solutions) rispetto alla realizzazione indiscriminata di scogliere, barriere e altre opere rigide. I ripascimenti, secondo le linee guida espresse, devono essere preceduti da una valutazione complessiva delle dinamiche costiere e costantemente accompagnati dalla rinaturalizzazione dei corsi d’acqua e dalla tutela del naturale trasporto dei sedimenti.
La gestione del mare e la tutela del paesaggio
Legambiente Puglia ha avanzato la richiesta di un tavolo permanente di confronto sulla gestione delle coste, che veda il coinvolgimento attivo di Comuni costieri, operatori balneari e turistici, associazioni ambientaliste, comitati di cittadini, organizzazioni sindacali, università ed enti di ricerca. L’obiettivo primario sarà definire criteri comuni per la trasparenza delle procedure di gara, l’accessibilità universale, la qualità dei servizi e la tutela del lavoro, premiando i progetti che utilizzano strutture leggere e amovibili, superando la logica della pura offerta economica. La presidente Daniela Salzedo ha precisato che “la contrapposizione tra mare libero e sviluppo turistico è sbagliata e non aiuta a costruire soluzioni. Una costa tutelata, accessibile e ben gestita rappresenta la principale risorsa del turismo pugliese”.
La gestione della Posidonia spiaggiata richiede un’attenzione specifica. Troppo spesso considerata erroneamente un rifiuto da rimuovere celermente, la pianta rappresenta in realtà una fondamentale barriera naturale contro le mareggiate e la perdita di sabbia. Le operazioni di pulizia meccanica indiscriminata degli arenili sottraggono infatti sedimenti preziosi al sistema costiero. Per questa ragione si rendono necessari piani comunali mirati che ne favoriscano la permanenza in loco o il riutilizzo virtuoso nel delicato sistema spiaggia-duna. Inoltre, il monitoraggio delle acque di balneazione presenta vaste zone d’ombra: nel 2025 quasi 20 chilometri di costa bassa pugliese (19,75 km) sono rimasti completamente esclusi dal monitoraggio ordinario, con un impatto potenziale sull’accesso alle spiagge libere e sulla tutela della salute pubblica.
