Filippo Turetta, l’aggressore condannato all’ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin

Filippo Turetta, condannato all’ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin, ha sferrato un pugno a un agente dopo essere stato spostato nel carcere di Treviso.

Filippo Turetta, l’aggressore condannato all’ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin
Filippo Turetta, l’aggressore condannato all’ergastolo per il femminicidio di Giulia…

Il 12 novembre 2023, Gino Cecchettin, padre di Giulia, denunciò la scomparsa della figlia dopo che lei non era tornata a casa. Giulia, 24 anni, era uscita con Filippo Turetta, l’ex fidanzato, per comprare un paio di scarpe per la proclamazione di laurea. I due erano stati visti in centro commerciale e avevano cenato insieme al McDonald’s, con Giulia che pagò per entrambi. Ma a casa non ci arriverà mai. Il 18 novembre 2023, il corpo di Giulia fu ritrovato in un bosco vicino al lago di Barcis, avvolto in sacchi di plastica neri. La polizia tedesca arrestò Filippo Turetta mentre era fermo sull’autostrada, senza benzina, e lo portò in carcere a Halle. Dopo l’estradazione in Italia, Turetta fu trasferito nel carcere di Verona, dove sconta la condanna all’ergastolo, emessa il 3 dicembre 2024.

Un rapporto che si è trasformato in ossessione

Filippo e Giulia si erano conosciuti all’Università di Padova e avevano avuto una relazione sentimentale per circa un anno. La storia si era conclusa nell’agosto 2023, ma i due avevano deciso di rimanere in contatto. Tuttavia, nell’autunno dello stesso anno, Filippo aveva iniziato a mostrare un’ossessività morbosa nei confronti di Giulia, confidando di non riuscire a vivere senza di lei e parlando di suicidio. I due avevano ripreso a uscire, ma Giulia, attraverso messaggi inviati alle sue amiche, aveva espresso preoccupazione per la sua sicurezza.

La scomparsa e la caccia

Il 11 novembre 2023, Giulia aveva inviato l’ultima versione della sua tesi di laurea alla relatrice e aveva lasciato casa per incontrare Filippo al centro commerciale Nave de Vero. I due erano stati visti da alcune commesse, e avevano cenato insieme al McDonald’s. Giulia aveva scambiato alcuni messaggi con la sorella Elena, poi era salita in macchina e aveva ripreso il viaggio a casa con Filippo. Ma non è mai arrivata. Il 12 novembre, il padre aveva denunciato la scomparsa della figlia. Le ricerche, le testimonianze video e l’assistenza di un uomo che aveva visto i due litigare hanno portato alla caccia a Turetta in tutto il Veneto e oltre i confini.

Il 18 novembre 2023, il corpo di Giulia fu trovato in un anfratto roccioso. La polizia tedesca arrestò Filippo Turetta mentre era fermo sull’autostrada, senza benzina, e lo portò in carcere a Halle. Il 25 novembre, Turetta fu estradato in Italia con un volo speciale dell’Aeronautica Militare e trasferito nel carcere di Verona. Il 3 dicembre 2024, fu condannato all’ergastolo per il femminicidio di Giulia Cecchettin. Turetta, però, ha avuto un episodio di violenza dentro il carcere: ha sferrato un pugno a un agente, dicendogli che «lo aveva venduto agli agenti».

La storia di Giulia Cecchettin rappresenta un caso drammatico di femminicidio e di violenza domestica. La sua vita è stata stroncata da un uomo che aveva una relazione con lei, ma che ha finito per diventare un pericolo per la sua sicurezza. La condanna all’ergastolo è una risposta al crimine commesso, ma la sua presenza in carcere ha anche dato luogo a un episodio di violenza, che ha ulteriormente complicato la sua situazione. La memoria di Giulia rimane un ricordo doloroso per la sua famiglia e per la comunità, un monito contro la violenza e la disumanità.

La sua storia ha suscitato un dibattito su come affrontare i casi di violenza domestica e di abuso di potere. La sua morte ha messo in luce i rischi che possono derivare da relazioni tossiche e da un controllo esagerato su un partner. La sua famiglia e i suoi amici continuano a cercare giustizia e conforto, mentre la sua storia rimane un simbolo di quanto possa essere devastante la violenza di genere.