Meloni e i bonus: un sistema di sussidi che non tocca la realtà
Meloni lancia bonus e sconti fiscali, ma la spesa pubblica non risolve la crisi economica.
Il governo Meloni ha lanciato una serie di misure fiscali e economiche, tra cui la sospensione del bollo auto e moto per un anno, il bonus bebè e l’abbassamento del secondo scaglione dell’Irpef. Tuttavia, i dati dimostrano che tali interventi, pur generando un certo impatto mediatico, non risolvono i problemi reali del Paese. La spesa pubblica per queste iniziative ammonta a poco meno di 600 milioni di euro, un fondo che, sebbene significativo, non è sufficiente a alleviare la pressione economica su milioni di famiglie. L’effetto di tali misure è spesso limitato e non tocca la realtà quotidiana dei cittadini.
Un sistema di sussidi che non tocca la realtà
La sospensione del bollo auto e moto, annunciata come una misura di sostegno per i cittadini, riguarda il 70 per cento dei veicoli e garantisce un risparmio annuo medio di pochi spiccioli. Secondo l’Altroconsumo, il vantaggio economico si aggira tra 113 e 142 euro all’anno, un importo che non ha un impatto sostanziale sulla vita quotidiana. La spesa per questa misura, pari a 2,3 miliardi di euro, è finanziata con fondi prelevati dalle regioni, che attendono fiduciose il rimborso dello Stato. L’effetto è quindi di un sollievo momentaneo, ideale per spingere i consensi, ma non per risolvere la crisi.
Il governo ha lanciato un battage comunicativo che si presenta come un’azione di riduzione delle tasse, ma questa strategia ha innescato una polemica con Matteo Renzi. Il leader di Italia viva ha commentato le dichiarazioni di Meloni, scrivendo: «Mi davi del venditore di pentole». La risposta di Meloni, che ha sottolineato la differenza tra annunci e realizzazione, non ha placato le critiche. Il senatore di Iv ha ribattuto: «Hai annunciato molto, hai realizzato poco». La pressione fiscale, infatti, rimane elevata, con un tasso che dovrebbe attestarsi al 42,9 per cento a fine 2026.
Un modello di politica che non funziona
La manovra fiscale del governo ha visto l’abbassamento del secondo scaglione dell’Irpef dal 35 al 33 per cento, un intervento che ha costato 3 miliardi di euro. Tuttavia, il beneficio per le buste paga del ceto medio è stato impercettibile, con un vantaggio che si aggira intorno a poche decine di euro. L’aumento dell’inflazione, che ha superato il 3 per cento, ha ridotto l’effetto di questa misura. La spirale dei costi rischia di diventare inarrestabile, con i rincari dell’energia e del carburante che si scaricano sui beni di prima necessità.
Il governo Meloni ha rinnovato il bonus benzina di 200 euro, istituito dal governo Draghi, un intervento che ha creato un cerchio che si chiude. Allo stesso tempo, il bonus bebè, che ha riaggiornato una vecchia azione del governo Renzi, prevede l’erogazione di 1.000 euro una tantum per i nuovi nati nel 2026. Sebbene la misura sia stata annunciata, il suo effetto reale rimane da verificare. Le politiche per la natalità, come questa, passano dagli spot, non da un investimento strutturale.
La spesa per il bonus bebè ammonta a poco meno di 600 milioni di euro, un fondo che, sebbene significativo, non è sufficiente a risolvere le problematiche legate alla povertà. La promessa di pensioni minime a mille euro, una chimera dell’era Berlusconi, non è mai stata realizzata. Il governo Meloni, a dispetto delle parole di Matteo Salvini, non ha fatto granché in questo campo. L’unica categoria che ha usufruito di una reale detassazione è quella delle partite Iva con la flat tax per chi fattura fino a 85mila euro. Il sistema di sussidi e bonus, pur generando un certo impatto mediatico, non tocca la realtà del Paese. La spesa pubblica, pur elevata, non è sufficiente a alleviare la pressione economica su milioni di famiglie. Il governo, con le sue misure, continua a lanciare mancie, ma non a risolvere i problemi reali. La crisi economica, la povertà e la disoccupazione restano i temi centrali, e le misure adottate non sembrano essere in grado di cambiare la situazione.
