La fusione Paramount-Warner Bros. supera l’ultimo ostacolo, chiusura prevista il 6 ottobre

La fusione tra Paramount e Warner Bros. supera l’ultimo ostacolo giudiziario, prevista per il 6 ottobre.

La fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery ha superato l’ultimo ostacolo giudiziario, con l’approvazione da parte della giudice federale Araceli Martínez-Olguín. L’accordo, raggiunto con i 12 Stati americani che avevano intentato una causa antitrust, permette al maxi deal da circa 110 miliardi di dollari di procedere verso la chiusura, prevista per il 6 ottobre 2026. La decisione del giudice di Oakland ha messo fine al procedimento che aveva congelato l’operazione, senza aggiungere nuove condizioni rispetto a quelle concordate dalle parti.

Un accordo che ha risolto l’ultimo ostacolo

La giudice federale ha approvato l’accordo raggiunto da Paramount con una coalizione di 12 Stati guidata dalla California, che avevano sostenuto che la fusione avrebbe potuto rafforzare eccessivamente il potere della nuova società in diversi segmenti del mercato. L’intesa ha consentito di superare l’ostacolo giudiziario senza bloccare l’operazione. La decisione del tribunale ha reso possibile il proseguimento del processo, con la chiusura prevista per il 6 ottobre, salvo gli adempimenti finali.

La fusione è ormai a un passo dalla conclusione. La giudice federale di Oakland, Araceli Martínez-Olguín, ha approvato l’accordo raggiunto con una coalizione di 12 Stati, mettendo fine al procedimento antitrust che aveva tenuto congelata la fusione. Il tribunale non ha aggiunto nuove condizioni rispetto a quelle concordate dalle parti. Ora resta l’ultimo passaggio: la chiusura dell’operazione è prevista per martedì prossimo, salvo gli adempimenti finali.

Le condizioni della fusione

Il via libera non è arrivato senza condizioni. Il nuovo gruppo dovrà investire almeno 300 milioni di dollari ogni anno nella produzione statunitense per cinque anni, per un totale di almeno 1,5 miliardi di dollari. C’è anche un vincolo preciso sulla distribuzione nelle sale: la società dovrà portare nei cinema americani almeno 30 film all’anno per i primi due anni, e 32 per i successivi tre. Per questi titoli è prevista una finestra cinematografica di 45 giorni prima della distribuzione in video on demand. Un’altra clausola prevede la vendita di Miramax in caso di mancato rispetto degli obblighi. L’intesa prevede anche il mantenimento dei principali studi Paramount e Warner Bros. a Los Angeles, investimenti nella formazione professionale e nel cinema indipendente, e negoziati separati sulla distribuzione dei canali via cavo.

La fusione mette sotto lo stesso tetto anche Cnn e Cbs News, con la creazione di un News Editorial Independence Board composto da cinque giornalisti, con il compito di vigilare sull’indipendenza editoriale e intervenire in alcune controversie tra giornalisti e management sugli standard informativi. Separatamente, Paramount ha raggiunto un accordo con la Writers Guild of America, versando 17,5 milioni di dollari al fondo sanitario del sindacato e mantenendo per cinque anni almeno l’attuale livello occupazionale dei lavoratori rappresentati dal sindacato a Cbs News Broadcast.

Intanto prende forma anche la struttura manageriale del nuovo gruppo. David Ellison, già alla guida di Paramount, resterà chairman e ceo. Accanto a lui arriverà Ynon Kreiz, attuale amministratore delegato di Mattel, che assumerà il ruolo di co-ceo dopo la chiusura dell’operazione. Kreiz entrerà in Paramount il 5 ottobre, alla vigilia della data prevista per il closing. L’obiettivo dichiarato della fusione è generare oltre 6 miliardi di dollari di sinergie. La fusione unirà cinema, televisione, streaming e informazione in un unico gruppo. Da una parte ci sono Paramount Pictures, Cbs, Paramount+, MTV, Comedy Central e Nickelodeon, oltre a franchise come Mission: Impossible, Top Gun e Yellowstone. Dall’altra arrivano Warner Bros., Hbo, Hbo Max, Cnn e DcStudios, con un patrimonio che comprende universi come Harry Potter e Game of Thrones.