L’AI Act diventa “guardrail” per la dignità umana, spiega Benanti

L’AI Act entra in vigore, Benanti: un “guardrail” per la dignità umana e la protezione dei diritti.

Un uomo parla di AI Act e dignità umana, con un fondo di testi e grafici tecnici
Un uomo parla di AI Act e dignità umana, con un fondo di testi e grafici tecnici

L’AI Act entra in vigore oggi, 2 agosto 2026, segnando un passo importante nella regolamentazione globale dell’intelligenza artificiale. Padre Paolo Benanti, francescano, teologo e docente di Etica delle tecnologie, ha commentato l’entrata in vigore del regolamento, definendolo un “guardrail” a tutela della dignità umana. L’obiettivo del dispositivo legale è garantire che l’uso dell’AI non comprometta i diritti delle persone, soprattutto quando le decisioni sono prese da macchine che coinvolgono esseri umani.

Un dispositivo legale per la protezione dei diritti

L’AI Act si basa sul concetto di rischio: più un sistema può influenzare i diritti delle persone, più stringenti saranno le norme che lo regolano. Benanti ha sottolineato che il regolamento non riguarda l’uso dell’AI in contesti puramente tecnici, come la produzione di rossetti, ma solo quando le persone sono coinvolte. “L’AI Act è un documento che riguarda l’intelligenza artificiale quando nella sua applicazione entrano in gioco le persone e i loro diritti”, ha spiegato. Secondo Benanti, l’AI Act rappresenta un’evoluzione significativa nella protezione dei diritti umani. “L’Europa ha stabilito che ogni scelta che riguarda l’essere umano deve essere valutata nei suoi rischi e preservata la dignità dell’essere umano”, ha detto. L’obiettivo è che l’uomo sia sempre soggetto di decisioni e mai oggetto di scelte della macchina. Il regolamento è un “guardrail” che salvaguarda il fondamento del diritto europeo.

Un’etica pubblica per il futuro

Il francescano ha anche parlato di una questione di etica pubblica e di regolamentazione pubblica che devono porsi anche le imprese. “C’è una commissione etica al Ministero del Lavoro che presiedo – ha spiegato – che si occupa dell’impatto dell’AI sul mondo del lavoro e cerca di dare corpo ai principi antropocentrici della normativa europea ed italiana.” Benanti ha sottolineato che l’AI Act non ostacola gli investimenti, ma evita che l’innovazione avvenga senza considerare i rischi per la società.

“Fare il codice della strada non significa impedire alle persone che vadano in macchina, ma evitare gli incidenti”, ha concluso Benanti. L’AI Act, quindi, non è un freno, ma un’arma per proteggere la dignità umana nel mondo digitale. Il regolamento è il primo quadro normativo organico al mondo dedicato all’intelligenza artificiale. L’AI Act è un esempio di come l’Europa si pone al centro della protezione dei diritti umani. Benanti ha sottolineato come l’Unione Europea sia fenomenale nella protezione dei consumatori e come l’AI Act sia un’arma per evitare l’uso bellico dell’intelligenza artificiale. “L’AI Act è un bell’esempio di algoretica”, ha concluso il francescano.