L’Italia cerca di giocare libera, ma la gabbia si fa sentire

L’Italia cerca di giocare libera, ma la gabbia si fa sentire. Un’analisi del calcio azzurro e delle sfide future.

L’Italia, con la sua nuova identità di squadra, cerca di giocare libera, ma la gabbia si fa sentire. Dopo un’esperienza in Nations League che ha dato l’impressione di spezzare le catene mentali e fisiche dal gioco robotizzato, l’azzurro si prepara a un’altra sfida: la partita contro la Francia, squadra più forte, piena di talento e già due volte vincente con Zidane. L’obiettivo? Capire se l’Italia avrà ancora il coraggio di non rimettersi in gabbia, di correre, scegliere, sbagliare e lasciar andare un tocco in più o una corsa fuori giri.

Un’Italia multietnica e giovane

L’Italia di Mancini è una squadra diversa, multietnica e giovane. Il 30% degli azzurri, 10 su 26, vive un’esperienza di successo all’estero, e molti di loro sono italiani di seconda generazione. Questo segno dei tempi nuovi indica una trasformazione nella nazionale, che si sta aggiornando. La squadra, però, non è solo un’evoluzione tecnica: è un’esperienza di libertà, di responsabilità e di talento. L’approccio degli “all italian boys” è diverso, e il ct Mancini, con il suo mix di glamour e psicologia, ha dato spazio a giocatori che non si limitano a seguire schemi.

La libertà non è assenza di regole. L’Italia, con la sua nuova identità, ha lasciato aperta una finestra sul mondo. Il gioco non è più solo tattica, ma anche istinto. L’istinto, però, non è facile da insegnare. Come ha detto Cesare Prandelli, ex ct vicecampione d’Europa, «l’aspetto ludico del calcio è quello che bisogna ritrovare». L’obiettivo non è solo vincere, ma far divertire i giocatori, permettendo loro di dribblare, di correre e di scegliere. L’Italia, con il suo nuovo corso, sta facendo i conti con il vecchio sé, anche con l’utopia di voler insegnare la tecnica a chi non ce l’ha.

La sfida contro la Francia

La squadra, però, non è solo un’esperienza di libertà: è anche una sfida. La Francia, con Zidane, è una squadra che ha già vinto due volte, e la partita contro di lei sarà un test per l’Italia. Il calcio, alla fine, non è solo calcolo e numeri, ma anche coraggio. L’Italia, con la sua nuova identità, ha bisogno di mostrare un po’ di quella vecchia libertà e un po’ di sano coraggio. La tattica serve, ma non quando finisce per deresponsabilizzare una scelta, una giocata o un’idea. Il calcio libero non è assenza di regole, ma una scelta consapevole.

La partita contro la Francia sarà una verifica. L’Italia, con la sua nuova identità, ha l’occasione di mostrare il suo coraggio, di correre, di scegliere e di sbagliare. L’obiettivo non è solo vincere, ma dimostrare che l’Italia non si è rimessa in gabbia. La libertà, in questo senso, non è solo un’utopia, ma una scelta. E forse è proprio questo il bello: capire se l’Italia avrà ancora il coraggio di non rimettersi in gabbia. La squadra, con il suo nuovo corso, ha anche dato prova di un’altra cosa: la capacità di giocare con libertà, anche se a volte questa libertà si traduce in tocchi di prima, velocità e un po’ di incoscienza. Kayode che corre in avanti anche fuori posizione, Esposito che sa anche cercare un dribbling sgangherato. Ma non chiamatelo caos organizzato, per carità. C’è qualcosa di più profondo nei primi quarantacinque minuti visti contro la Turchia. E ha a che fare con la libertà, la responsabilità e il talento.

La Francia se n’è già accorta dando spazio ai suoi giocatori più estrosi, belli come poesie in rima: Dembelé, Mbappé, Doué. Accentati pure nei piedi. Figli del dribbling, del vento e della giocata sinuosa. In pratica: come eravamo noi fino a qualche anno fa. L’Italia dei fantasisti e degli equilibristi, che tempi eh? Zidane, almeno in questo, avrà vita facile. Per la sua storia d’amore con la belle epoque del calcio. E per lo sguardo che ha sul mondo. La partita contro la Francia sarà un momento cruciale per l’Italia. Un laboratorio in cui si prova a giocare libera, senza rimettersi in gabbia. E forse è proprio questo il bello: capire se l’Italia avrà ancora il coraggio di non rimettersi in gabbia.