L’ombra di Trump sul voto di midterm: il rischio di contestazione e manipolazione
Preoccupazioni crescenti per l’interferenza di Trump nelle elezioni di metà mandato, con rischi di contestazione e manipolazione.
Con l’indice di popolarità di Donald Trump ai minimi storici, cresce il timore che la Casa Bianca possa estendere la sua influenza fino alle urne. A meno di due settimane dalle elezioni di metà mandato, il presidente USA agita lo spauracchio dei brogli a ogni comizio, mentre i democratici temono che stia arando il terreno per contestare un’eventuale sconfitta. L’allarme è tale che un gruppo di funzionari ed ex della sicurezza nazionale sta aiutando in via riservata diversi Stati a prepararsi a possibili interferenze federali. Secondo Reuters, decine di responsabili elettorali si stanno preparando a possibili interventi politici, cyberattacchi e violenze, anche con tutele legali.
La strategia di manipolazione e l’incapacità di tradurla in pratica
Steven Levitsky, uno dei più autorevoli studiosi americani di democrazia, ha espresso preoccupazioni per le strategie di manipolazione elettorale di Trump. «Ha utilizzato un piano senza precedenti di manipolazione dei collegi elettorali, il cosiddetto gerrymandering, per cercare di alterare il numero dei seggi in modo da consentire ai repubblicani di conquistare eventualmente la Camera senza nemmeno ottenere la maggioranza dei voti. Questo tentativo in parte ha avuto successo», ha spiegato. Tuttavia, Levitsky ha anche sottolineato che «l’incapacità di tradurre le ambizioni in pratica potrebbe frenare le azioni di Trump». L’esperto ha riconosciuto il rischio di brogli, ma ne ha ridimensionato la portata, affermando che «la probabilità è del 10 o del 20%».
La democrazia americana si è scivolata in un autoritarismo competitivo, simile a quelli dell’Ungheria, della Turchia e del Venezuela. «Penso che sia reversibile, ma gli Stati Uniti oggi non sono una democrazia piena», ha aggiunto Levitsky. L’esperto ha anche ricordato che «la democrazia americana si è scivolata in un autoritarismo competitivo, simile a quelli dell’Ungheria, della Turchia e del Venezuela».
Le operazioni dell’Ice e il rischio di intimidazione
Il giudizio si fa più severo quando Levitsky richiama le operazioni dell’Ice: «Agenti mascherati che si aggirano per le strade, non soltanto terrorizzando gli immigrati, ma anche minacciando, picchiando, arrestando e uccidendo cittadini americani: questo non accade in una democrazia». Militari potrebbero essere dispiegati ai seggi, con il rischio di intimidire gli elettori, soprattutto quelli appartenenti a minoranze. «È una tattica che veniva utilizzata nel Sud degli USA contro gli afroamericani, soprattutto nell’Ottocento e all’inizio del Novecento. Prima di tutto, è illegale», ha sottolineato. Trump potrebbe continuare a scarnificare Capitol Hill. «Vedremo un’amministrazione che ignorerà il potere legislativo, ancora più di quanto abbia fatto negli ultimi due anni. Governerà per conto proprio, come se fosse una dittatura eletta, si rifiuterà di sottoporsi al controllo del Congresso», ha previsto Levitsky. Tuttavia, l’esperto non esclude il rischio di brogli, ma ne ridimensiona la portata, affermando che «la probabilità è del 10 o del 20%». Se i democratici vincessero con ampio margine, sarebbe improbabile cambiare quel risultato.
Le preoccupazioni si estendono anche al post-voto. Trump potrebbe continuare a scarnificare Capitol Hill. «Vedremo un’amministrazione che ignorerà il potere legislativo, ancora più di quanto abbia fatto negli ultimi due anni. Governerà per conto proprio, come se fosse una dittatura eletta, si rifiuterà di sottoporsi al controllo del Congresso», ha previsto Levitsky. Tuttavia, l’esperto non esclude il rischio di brogli, ma ne ridimensiona la portata, affermando che «la probabilità è del 10 o del 20%». Se i democratici vincessero con ampio margine, sarebbe improbabile cambiare quel risultato.
Il contesto si fa più complesso con la resistenza religiosa a Trump, che ha portato a dichiarazioni come «La pena di morte scomparirà». Tuttavia, Levitsky ha sottolineato che «quasi tutte le principali iniziative, che si tratti del Doge, dei dazi o della guerra in Iran, sono state gestite in maniera disastrosa, concepite male, pianificate male, attuate male». L’esperto ha anche ricordato che «la democrazia americana si è scivolata in un autoritarismo competitivo, simile a quelli dell’Ungheria, della Turchia e del Venezuela».
