Legge unica sul cinema approvata in Aula, ma opacità persiste

Approvata in Aula la legge unica sul cinema, ma persiste l’opacità delle politiche culturali.

Aula approva legge unica sul cinema, ma persiste opacità e deficit di conoscenza
Aula approva legge unica sul cinema, ma persiste opacità e deficit di conoscenza

La Camera ha approvato il 22 luglio un “testo unificato” di riforma della storica “Legge Franceschini”, che regola l’intervento pubblico nel settore cinematografico e audiovisivo dal 2017. L’approvazione, frutto di un lavoro di mediazione bipartisan, segna un passo avanti per un settore stremato da complessità normative e burocratiche. Tuttavia, l’opacità delle politiche culturali persiste, con un deficit di trasparenza e una governance spesso subordinata a logiche di potere. La legge, sebbene non rivoluzionaria, rappresenta un tentativo di razionalizzare l’intervento dello Stato, ma non ha suscitato attenzione adeguata da parte della comunità professionale e dei media.

Un intervento normativo in direzione giusta

La legge, istituzionalizzata attraverso un testo unificato, mira a creare una governance più efficace per il cinema e l’audiovisivo, riducendo l’ingovernabilità derivante da una burocrazia complessa e non sempre trasparente. L’idea di istituire un’Agenzia per il Cinema e l’Audiovisivo, lanciata per primo da Pupi Avati, è vista come un passo in direzione giusta, con l’obiettivo di rendere la politica culturale meno subordinata alle logiche di palazzo e delle lobby. L’iter legislativo, sebbene rapido, dovrà passare al Senato alla riapertura dei lavori e potrebbe diventare legge entro fine ottobre. Nonostante l’approvazione, la legge è stata criticata per la sua complessità e per un approccio eccessivamente accademico, rendendola inutile per un policy maker che deve governare in modo efficace. L’opacità gestionale e il deficit di conoscenza continuano a caratterizzare le politiche culturali, con conseguenze negative per il settore. La mancanza di una valutazione di impatto adeguata e la scarsa comunicazione del contenuto della legge hanno alimentato preoccupazioni tra gli operatori del settore.

La legge non risponde alle esigenze reali del settore

La comunità professionale, rappresentata da associazioni come 100autori, Acmf, Aidac, Air3, Anac e Wgi, si lamenta dell’ennesimo abuso della “casta” del sistema, con nomina di figure chiave come Silvia Calandrelli al David di Donatello senza coinvolgimento significativo degli operatori. La legge, pur se non rivoluzionaria, non sembra rispondere alle esigenze reali del settore, che si trova a lottare contro un apparato normativo spesso insormontabile e scritto male.

Un deficit di trasparenza e di strumenti tecnici

La legge, sebbene rappresenti un passo avanti, non è sufficiente a risolvere le problematiche strutturali del settore. L’opacità e la mancanza di trasparenza continuano a caratterizzare le politiche culturali, con conseguenze negative per la governance e per la crescita del cinema italiano. La sfida resta quella di rendere più accessibile e comprensibile l’intervento dello Stato, per permettere a chi opera nel settore di agire in modo più efficace e autonomo.

La governance culturale è ancora troppo subordinata a logiche di potere

La legge, pur se non rivoluzionaria, non sembra rispondere alle esigenze reali del settore. L’opacità gestionale e il deficit di conoscenza continuano a caratterizzare le politiche culturali, con conseguenze negative per la governance e per la crescita del cinema italiano. La sfida resta quella di rendere più accessibile e comprensibile l’intervento dello Stato, per permettere a chi opera nel settore di agire in modo più efficace e autonomo.