Mps valuta acquisizione Banco Bpm per resistere a Intesa, ma il ruolo di Crédit Agricole è cruciale
Mps valuta acquisizione Banco Bpm per resistere a Intesa, con ruolo chiave di Crédit Agricole

Il Monte dei Paschi di Siena (Mps) sta valutando opzioni alternative per respingere l’offerta di acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo, tra cui una potenziale acquisizione di Banco Bpm. L’annuncio, reso pubblico dal Financial Times, segna un ulteriore sviluppo in una situazione già complessa, con il rischio bancario che si fa sempre più concreto. La decisione dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, che ha sostenuto da tempo l’idea di un’acquisizione di Banco Bpm, si colloca in un contesto di tensioni tra le grandi banche italiane, con Intesa Sanpaolo che ha lanciato un’offerta da 30,6 miliardi di euro per l’istituto toscano, battendo sul tempo la manifestazione di interesse di Bpm.
Opzioni strategiche per Mps
Secondo le fonti del Financial Times, Mps sta esaminando diverse opzioni per contrastare l’offerta di Intesa Sanpaolo, tra cui una potenziale acquisizione di Banco Bpm. La banca senese, tuttavia, è sottoposta alla passivity rule, una normativa che richiede l’approvazione degli azionisti per qualsiasi operazione concorrente. Questo significa che, per procedere, Mps dovrà ottenere il via libera dell’assemblea straordinaria. L’idea di un’acquisizione di Banco Bpm, sebbene non sia ancora ufficialmente annunciata, rappresenta una mossa strategica per rafforzare la posizione di Mps nel mercato.
Il ruolo di Crédit Agricole
Il ruolo di Crédit Agricole, principale azionista di Banco Bpm con il 29,3%, appare cruciale per la realizzazione di qualsiasi operazione. I vertici della banca francese hanno sottolineato che lo scenario preferito sarebbe l’aggregazione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia. Una struttura di questo tipo potrebbe limitare il fabbisogno di liquidità e facilitare l’esecuzione dell’operazione, ma dipenderebbe dagli accordi in materia di governance, rappresentanza nel consiglio di amministrazione, partnership commerciali e dall’eventuale quota di Crédit Agricole. Inoltre, l’amministratore delegato di Crédit Agricole ha espresso la volontà di valutare “qualsiasi progetto solido” che possa generare valore a lungo termine per gli azionisti di Banco Bpm.
La potenziale mossa di Lovaglio rappresenta l’ultimo colpo di scena in una vicenda che va avanti da quasi due mesi, iniziata quando Banco Bpm aveva contattato Mps proponendo colloqui su una fusione tra pari. Il giorno seguente, Intesa Sanpaolo aveva lanciato l’offerta da 30,6 miliardi di euro, battendo sul tempo la manifestazione di interesse di Bpm. La banca francese, tuttavia, non vede un valore aggiunto significativo nella fusione proposta con Mps, soprattutto perché sta perseguendo l’obiettivo di integrare Bpm con le proprie filiali in Italia.
Un’istanza istituzionale a Siena
Parallelamente, da Siena si leva una voce istituzionale nei confronti del Tesoro. La presidente della Provincia di Siena, Agnese Carletti, ha sollecitato il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, a rispondere alla richiesta formale di incontro avanzata insieme al presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, e alla sindaca di Siena, Nicoletta Fabio. “Il silenzio del ministro di fronte alla richiesta di incontro è un segnale di grave mancanza di rispetto istituzionale verso i rappresentanti di un intero territorio”, ha affermato Carletti. La presidente ha ribadito che il futuro della banca non è una questione finanziaria da gestire al riparo dal confronto pubblico, ma riguarda direttamente il destino occupazionale di migliaia di persone e la tenuta del tessuto economico-sociale della provincia.
La situazione si complica ulteriormente con l’annuncio di Intesa Sanpaolo, che potrebbe diventare la seconda banca per capitalizzazione di mercato nell’Eurozona dopo la spagnola Banco Santander. L’acquisizione di Mps renderebbe Intesa Sanpaolo una delle più grandi banche europee, con un’espansione internazionale significativa. Intesa intende principalmente rilevare la banca d’investimento Mediobanca, inclusa la sua partecipazione del 13% nella compagnia assicurativa italiana Generali, e assorbire circa 600 filiali di Mps. Unipol, invece, intende integrare le filiali di Mps con la sua controllata bancaria Bper per creare un operatore più solido.
