Nuovi limiti per i Pfas nell’acqua: controlli rilevano pozzi fuori norma
Nuovi limiti per i Pfas nell’acqua: controlli rilevano pozzi fuori norma

Controlli sull’acqua: diversi pozzi superano i nuovi limiti per i Pfas
Dal 13 luglio 2026 sono entrati in vigore in Italia nuovi limiti per la concentrazione di Pfas nell’acqua potabile, in linea con la direttiva europea 2020/2184. I nuovi parametri prevedono un limite di 100 nanogrammi per litro per la somma di Pfas e un limite più stringente di 20 nanogrammi per litro per quattro composti considerati prioritari. I primi controlli hanno rilevato diversi pozzi e fonti d’acqua fuori norma, con livelli di contaminazione che superano i nuovi limiti. Tra i comuni interessati, Storo in Trento e diversi territori in Lombardia segnalano sforamenti significativi. In provincia di Pordenone, ad esempio, la contaminazione da PFAS coinvolge pozzi artesiani con concentrazioni fino a 20 volte superiori ai nuovi limiti.
La contaminazione da Pfas non è un fenomeno nuovo, ma un problema che si ripresenta con maggiore frequenza. Gli attivisti di Greenpeace hanno sottolineato che da anni denunciano l’uso indiscriminato di questi composti in ambito industriale e le conseguenze su ambiente e salute. In Trento, il pozzo di Storo ha registrato livelli di PFOS fino a 30 nanogrammi per litro, superando il limite fissato a 20. Il pozzo è stato scollegato ma non chiuso definitivamente, in attesa di eventuali misure emergenziali.
Le fonti di contaminazione: da discariche a schiume estinguenti
Le autorità locali hanno identificato diverse fonti di contaminazione. In provincia di Pordenone, ad esempio, la presenza di PFAS nei pozzi artesiani è collegata a schiume estinguenti utilizzate in ambito aeronautico e a percolati di discariche. In provincia di Vicenza, la contaminazione è legata alla produzione della Mitemi, azienda nota per l’uso di Pfas. I controlli effettuati da Viacqua hanno rilevato concentrazioni di PFAS superiori ai limiti in 9 su 17 pozzi analizzati, con valori in media tre volte superiori al limite. L’acqua distribuita attraverso la rete pubblica, tuttavia, rispetta i parametri di legge e può essere utilizzata in sicurezza.
La misura più efficace per ridurre i rischi è agire a monte, vietando la produzione e l’uso di PFAS. Le autorità hanno espresso l’impegno a potenziare i monitoraggi e a implementare i piani di sicurezza delle acque per intercettare in anticipo eventuali eventi di contaminazione. In Lombardia, i controlli hanno confermato la presenza di PFAS oltre i limiti in diversi comuni, tra cui Credaro e Brembate di Sopra. Il sindaco di Storo ha annunciato un possibile biomonitoraggio della popolazione per verificare l’eventuale accumulo di PFAS.
La contaminazione da Pfas rappresenta un problema crescente, con conseguenze potenzialmente gravi per la salute e l’ambiente. I nuovi limiti, se rispettati, potrebbero contribuire a mitigare i rischi, ma la gestione della situazione richiede un impegno costante e una maggiore attenzione alle fonti di inquinamento. La collaborazione tra enti locali, aziende e cittadini sarà cruciale per garantire un accesso sicuro all’acqua potabile.
