Rocky e i suoi eredi: un mito che si rinnova sul grande schermo

I Play Rocky, presentato alla Festa del Cinema di Roma, celebra i 50 anni del film iconico e si prepara agli Oscar.

La Festa del Cinema di Roma ha accolto con applausi I Play Rocky, un film che celebra i cinquant’anni dell’iconica pellicola di Sylvester Stallone e si prepara a contendersi i premi Oscar. Presentato nella sezione Grand Public, il film di Peter Farrelly, questa volta senza il fratello Bobby, è considerato uno dei titoli in lizza per la stagione dei riconoscimenti. Il lavoro, che si ispira al mito di Rocky, si distingue per una narrazione intima e antropologica, che si concentra sulla tenacia e sull’impegno del protagonista, Anthony Ippolito, quasi un clone fisico e morale dello stesso Stallone.

Un’epopea dal sapore vintage

Il film, nato da una sceneggiatura di Peter Gamble e con la consulenza dello stesso attore e sceneggiatore, si distingue per un registro comico decisamente diverso rispetto all’epica drammaticità del film originale. Il fulcro del lavoro è racchiuso nella frase scelta come titolo: “Io recito Rocky”, mentre il titolo italiano previsto per l’uscita sarà “Rocky sono io”. Questa scelta sottolinea la reale ostinazione di Stallone, che rifiutò offerte generose pur di non cedere il suo copione e interpretarlo. Una scelta che, pur mettendolo in una situazione di povertà, fu la chiave per entrare nel mito.

Un’esperienza cinematografica contemporanea

Il film non si limita a ripercorrere la storia di Rocky, ma si trasforma in un’epopea dal sapore vintage, squisitamente divertente. L’esperienza di Farrelly, che ha già diretto opere come Green Mile e Meek’s Cutoff, si rivela in grado di restituire un racconto in sintonia con l’originale, pur adottando un registro comico decisamente diverso. Il lavoro si colloca in un contesto contemporaneo, in cui la crisi sociale e la ferocia dello show business appaiono sempre più evidenti. I Play Rocky è anche un film sul fare cinema con un budget ridotto, capace di dialogare con la contemporaneità.

Accanto a I Play Rocky, il documentario polacco Closure di Michal Marczak, in concorso nella sezione Progressive Cinema, ha suscitato interesse per la sua lirica e meditativa narrazione. Il documentario racconta la tenace ricerca di un figlio scomparso da parte di suo padre, un fatto di cronaca che ha scosso l’intera Polonia. La storia, che si svolge lungo le acque della Vistola, si trasforma in una riflessione universale sul dolore provocato dalla scomparsa di una persona cara, tanto più insopportabile quando si tratta di un figlio.

Del resto, la dedica pronunciata da Stallone agli Oscar del 1977, “A tutti i Rocky del mondo, vi amo!”, conserva tutta la sua attualità. I sognatori caparbi e tenaci come rocce non smetteranno mai di nascere, esistere e vincere. Il film di Farrelly, con la sua forza della commedia sociale e umana, si colloca in un contesto in cui la tenacia e l’impegno continuano a essere valori riconosciuti e apprezzati. Quando uscirà nelle sale italiane il 31 dicembre, sarà il pubblico a decretarne il successo popolare.