Taglio bonus edilizi: il 73% degli italiani si fida del 50% per la casa principale

Nuovo taglio al bonus edilizi: il 73% degli italiani si fida del 50% per la casa principale, riducendo i costi per lo Stato.

Il taglio al bonus edilizi ha avuto un impatto significativo sulle scelte dei contribuenti italiani, con il 73% degli utenti che ha mantenuto la detrazione al 50% per l’abitazione principale. I dati dei modelli 730 confermano come le nuove regole fiscali stiano modificando radicalmente la distribuzione degli incentivi, creando una netta differenza tra le spese sostenute per le prime case e quelle per le seconde. La manovra, introdotta con la legge 207/2024, ha ridotto la detrazione a 36% per le seconde case, costringendo i contribuenti a rivedere le priorità degli investimenti.

Una spaccatura netta tra prime e seconde case

Secondo l’analisi elaborata dal Caf Acli sui modelli 730/2026, il 73% dei contribuenti ha diritto al bonus maggiorato del 50%, mentre il 33,6% deve accontentarsi del 36% per lavori su immobili secondari. Il 6,6% ha sfruttato entrambe le aliquote, avendo eseguito opere su entrambe le tipologie immobiliari. Questo scenario ha creato una dinamica decisionale chiara: i cittadini stanno concentrando i capitali esclusivamente sul bene che garantisce il massimo ritorno economico, congelando gli investimenti secondari. La spesa media di detrazione per chi incassa il 50% è pari a 472 euro, mentre scende a 397 euro per chi è bloccato al 36%.

La differenza tra le spese sostenute per le prime case e quelle per le seconde si spiega anche attraverso i meccanismi assembleari. Tra i lavori eseguiti sulle parti comuni dei condomini, la quota delle “seconde case” coinvolte sale al 35%, contro il 28,9% registrato sulle unità singole. Questa differenza è dovuta al fatto che le spese condominiali vengono imposte dalle delibere della maggioranza, costringendo anche i proprietari di seconde case a pagare e a subire il taglio fiscale. Al contrario, quando il singolo proprietario ha il potere di decidere in totale autonomia, i lavori sulla seconda casa vengono bloccati a favore di quelli sull’abitazione principale.

Un effetto cumulativo per lo Stato

Il taglio al bonus edilizi sta raggiungendo il suo scopo: abbattere i costi per le casse pubbliche. L’effetto cumulato di questa manovra genererà per lo Stato un risparmio netto stimato tra 1,2 e 1,3 miliardi di euro nell’arco del prossimo decennio. Proiettando l’attuale quota di contribuenti relegati all’aliquota del 36%, si calcola che la rata annua di detrazione graverà sull’Erario per circa 120-130 milioni in meno rispetto a uno scenario con il 50% garantito a tutti. I bonifici totali per pagare lavori agevolati sono precipitati dai 42,8 miliardi del 2024 ai 32,1 miliardi del 2025, segnando un calo significativo.

L’ecobonus, che aveva una certa popolarità, sembra aver perso il suo fascino. Attualmente, le regole di compilazione del 730 non consentono di separare agilmente i dati tra parti comuni e singole unità per questa specifica voce, ma i numeri aggregati parlano chiaro: appena l’1% dei contribuenti ha indicato la prima rata per interventi di risparmio energetico sostenuti l’anno scorso. Questo crollo dimostra una forte preferenza degli italiani per il bonus ristrutturazioni, che offre maggiore flessibilità. Chi ha comunque scelto l’ecobonus lo ha fatto nell’80% dei casi sulla prima casa, registrando una rata media nettamente superiore a quella del normale recupero edilizio.