Spacciatore tunisino uccide compagna e inscena un suicidio a Roma
Spacciatore tunisino uccide compagna e inscena un suicidio a Roma, indagini smontano la tesi del gesto volontario.

Un uomo tunisino ha ucciso la compagna e ha inscenato un suicidio a Roma, ma le indagini hanno smontato la tesi del gesto volontario. Dafne Rebaudo, 31 anni, è stata trovata morta per strada il 13 luglio scorso, in via dell’Archeologia 52, nel quartiere di Tor Bella Monaca, una delle piazze di spaccio più note della Capitale. L’uomo, Mohamed Trabelsi, 41 anni, ha tentato di far credere agli inquirenti che la donna si fosse buttata volontariamente dal terrazzo del palazzo dove vivevano. Tuttavia, le immagini delle telecamere di videosorveglianza e le dichiarazioni contraddittorie dell’uomo hanno portato gli investigatori a svelare la verità.
Una violenta lite precede la tragedia
Le indagini hanno rivelato che la donna era in una violenta lite con il compagno poco prima della tragedia. Gli agenti hanno trovato il cellulare di Dafne all’interno dell’abitazione, mentre i vestiti dell’uomo sono stati ritrovati. Trabelsi, spacciatore e taglieggiatore, aveva una lunga storia di precedenti penali. Per giorni, nessuno è riuscito a riconoscere la vittima, poiché non aveva documenti d’identità con sé. L’uomo, però, ha tentato di farla franca, fingendo che la donna si fosse buttata dal terrazzo.
Le immagini delle telecamere hanno rivelato una dinamica incoerente con la versione dell’uomo.
Dopo la caduta, Trabelsi è sceso in fretta dalle scale, con la stessa borsetta in mano e un cane. La borsa non è ancora stata ritrovata. Gli agenti hanno anche rilevato che l’uomo aveva una sfilza di precedenti e era coinvolto nella gestione di case popolari occupate in via dell’Archeologia. Le versioni contraddittorie sugli orari e sulla dinamica dei fatti hanno spinto gli investigatori a proseguire le indagini, smontando la tesi del suicidio.
Le accuse e il fermo del presunto assassino
Il fermo di Trabelsi è stato approvato e lui è stato trasferito in carcere, accusato di omicidio aggravato dal vincolo della convivenza e qualificato come femminicidio in base alla normativa del governo Meloni. Il presidente del VI Municipio delle Torri, Nicola Franco, ha espresso cordoglio per la famiglia della vittima e ha lanciato un allarme sulla dilagante criminalità nordafricana nel quartiere.
La tragedia ha suscitato un forte dibattito sulla gestione delle piazze di spaccio.
La comunità cerca risposte su come prevenire simili episodi in futuro. Mentre le indagini proseguono, la situazione rimane drammatica e preoccupante. La gestione delle piazze di spaccio e il ruolo della criminalità straniera in Italia sono al centro del dibattito. La tragedia di Dafne Rebaudo rappresenta un caso emblematico di violenza e abuso di potere, che ha scosso la comunità locale e ha messo in luce i rischi legati alla presenza di gruppi criminali nordafricani nel quartiere. La situazione non sembra destinata a migliorare di lì a poco, a meno che non vengano messe in atto misure concrete per contrastare la criminalità e garantire la sicurezza dei cittadini. La tragedia di Dafne Rebaudo rimane un ricordo doloroso e un monito per l’intera città.
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