Il turismo che non paga: un settore in bilico tra crescita e equilibrio
Un’analisi critica del turismo in Alto Adige, tra crescita economica e impatto sociale.
Il turismo in Alto Adige rappresenta un settore in crescita, con oltre 38 milioni di pernottamenti nel 2025. Tuttavia, la domanda si pone: quanto di questo successo arriva realmente a chi vive e lavora in questa regione? La giornalista italiana Cristina Nadotti, nel libro “Il turismo che non paga”, mette in luce come il turismo non sia un settore isolato, ma un elemento complesso che influisce su diversi aspetti della vita locale, come l’abitazione, la mobilità, l’ambiente e i servizi pubblici.
Un settore che non si misura solo in numeri
Il turismo è un motore economico importante per Alto Adige, ma non è l’unica fonte di reddito. Nadotti sottolinea che una economia robusta richiede anche industria, tecnologia, ricerca e servizi di alta qualità. Questi settori permettono un aumento di reddito e valore aggiunto senza imporre un incremento di popolazione sul territorio limitato. La domanda cruciale, però, è: come si distribuisce il valore creato dal turismo e chi ne beneficia realmente?
La sfida dell’overtourism
La definizione di overtourism non è solo un aumento di visitatori, ma una situazione in cui l’uso turistico supera la capacità di accoglienza di un luogo, sia fisica che sociale. Nadotti spiega che i risorse e gli spazi sono limitati, quindi non ogni richiesta può crescere senza conseguenze. L’idea di una soglia è centrale: quando la domanda supera la capacità di sostenibilità, si generano costi non considerati, come l’overbooking, l’aumento dei prezzi e l’uso eccessivo di infrastrutture pubbliche. Un esempio concreto è il caso delle Dolomiti, dove il turismo si basa su spazi naturali e paesaggi unici. La presenza di milioni di visitatori crea un impatto significativo, non solo sulle risorse naturali, ma anche sulla qualità della vita dei residenti. La domanda non è solo quantitativa, ma anche qualitativa: come si distribuisce il valore creato e chi ne beneficia?
Un’alternativa al turismo come unica fonte di reddito
Nadotti non propone l’abbandono del turismo, ma una sua riconversione verso un modello più sostenibile e equo. L’obiettivo non è solo aumentare il numero di visitatori, ma migliorare la qualità del servizio e la distribuzione dei benefici. Per questo, sono necessari indicatori diversi, come la produttività per lavoratore, i salari, l’uso di suolo, il traffico e la pressione sull’infrastruttura pubblica. La regione deve quindi rivedere i criteri di misurazione del successo del turismo, non solo in termini di numeri, ma anche in termini di equità e sostenibilità. La sfida è trovare un equilibrio tra crescita economica e benessere sociale, in un contesto in cui lo spazio è limitato e la domanda cresce costantemente.
