Veneto: famiglie non collaboranti rischiano sospensione benefici per prevenzione delinquenza minorile

In Veneto si propone una norma per coinvolgere le famiglie nella prevenzione della delinquenza minorile, con sospensione benefici per chi non collabora.

Il Veneto si appresta a introdurre una norma innovativa volta a coinvolgere le famiglie nella prevenzione della delinquenza minorile, con misure che potrebbero includere la sospensione di benefici regionali per chi non collabora. La proposta, avanzata da Stefano Valdegamberi, consigliere in Futuro Nazionale in Regione, mira a responsabilizzare i genitori e a rafforzare il ruolo educativo della famiglia, in un contesto in cui si segnala un aumento dei reati commessi da minori, soprattutto in relazione alle baby gang. La norma, intitolata “Disposizioni in materia di responsabilizzazione genitoriale e di raccordo con i servizi sociali”, prevede che i genitori siano coinvolti nelle fasi che seguono alla commissione di un reato da parte dei figli.

Responsabilizzazione genitoriale e sospensione benefici

La norma prevede che i servizi sociali, in collaborazione con i comuni, le Aziende ULSS e altri soggetti del sistema integrato degli interventi sociali e sociosanitari, valutino l’attivazione di un percorso educativo e di responsabilizzazione rivolto al nucleo familiare. L’elemento più innovativo della norma è la sospensione dei benefici regionali per chi non collabora, come contributi, agevolazioni o accesso a alloggi di edilizia residenziale pubblica. «Se tu non rispetti le regole, perché devo darti l’aiuto?», ha commentato Valdegamberi, sottolineando che la collaborazione dei genitori è un prerequisito per l’accesso a benefici e servizi.

La norma prevede che le misure siano sempre disposte in maniera proporzionata alla gravità della mancata collaborazione. Inoltre, esclude la sospensione di misure indispensabili, come quelle sanitarie o di tutela immediata del minore. «La norma mirerà a colpire tutti i minorenni che commettono reati, non è rivolta solo agli stranieri», ha chiarito Valdegamberi, pur riconoscendo un’emergenza che riguarda anche e soprattutto gli stranieri.

Un tema culturale complesso

Valdegamberi ha sottolineato che il tema non è solo legato alle origini o alle culture dei minori, ma anche a una problematica culturale più profonda. «Nella cultura islamica, il maschio è spesso lasciato libero di essere un delinquente», ha spiegato, riconoscendo che esiste un problema che riguarda sia gli stranieri che gli italiani. La norma, tuttavia, mira a colpire tutti i minorenni che commettono reati, senza distinzioni di provenienza. «Viene rispettato, perché è maschio e può fare quello che vuole», ha aggiunto Valdegamberi, riferendosi a una cultura in cui i maschi vengono lasciati liberi di commettere reati senza intervento dei genitori. La norma, inoltre, prevede che il percorso educativo e di responsabilizzazione sia destinato al recupero del minore, coinvolgendo la famiglia. «Saranno le direttive regionali a dettagliare maggiormente», ha spiegato Valdegamberi, che ha sottolineato l’importanza di promuovere l’assunzione consapevole dei doveri educativi da parte dei genitori.

La proposta, depositata ad aprile di quest’anno, è stata illustrata in Quinta commissione solo pochi giorni fa. Valdegamberi ha espresso fiducia nel fatto che due esponenti della Lega abbiano già voluto sottoscriverla. La discussione proseguirà in commissione, dove ne verranno vagliati anche gli aspetti costituzionali, per poi passare al voto in Consiglio. «Io spero entro fine anno», ha commentato fiducioso Valdegamberi, che ha rivendicato di aver scelto il pugno duro sulla delinquenza minorile molto prima che il governo Meloni si decidesse a fare lo stesso.