William Kentridge rilegge il mito di Orfeo da una prospettiva inedita

William Kentridge interpreta Orfeo a Atene, rileggendo il mito attraverso la poesia di Rilke e il disegno animato.

William Kentridge, il noto artista sudafricano, ha diretto l’opera “Orfeo” di Monteverdi all’Opera Nazionale Greca di Atene, rileggendo il mito classico da una prospettiva inedita. L’evento, in scena fino al 14 novembre 2026, si svolge in un contesto in cui l’arte e la cultura si fondono con la tradizione e l’innovazione. La regia di Kentridge, ispirata alla poesia di Rainer Maria Rilke, ha aperto nuove possibilità di lettura del mito, mettendo in discussione la volontà di Euridice di tornare al mondo. La produzione, con la partecipazione di artisti e musicisti di alto livello, rappresenta un’esperienza unica per chi visita Atene.

Un’interpretazione che sfida il mito

La regia di William Kentridge si distingue per la sua capacità di rileggere il mito di Orfeo non solo come una storia di amore e perdita, ma come una narrazione complessa e ambigua. La poesia di Rainer Maria Rilke, che ha ispirato la regia, suggerisce una domanda fondamentale: e se Euridice non volesse più tornare? Questa domanda ha portato a una reinterpretazione del personaggio, che non è più semplicemente una figura da salvare, ma una donna trasformata dal dolore e dalla morte. La scena, costruita attraverso disegni animati e danza, si svolge in un atelier aperto sul palcoscenico, dove le immagini nascono, si cancellano e si riformano continuamente.

La danza e il disegno si fondono in una narrazione visiva

La danzatrice Nosiphiwo Samente interpreta Euridice, mentre la soprano Maria Kostraki, che interpreta la Musica nel prologo, presta la voce a Euridice. La scena si sviluppa attraverso un’interazione tra il corpo e il disegno, con la donna al tavolo da disegno che lavora senza sosta. Questa immagine di lavoro incessante riflette la complessità del mito, in cui il passato non è mai completamente superato. La regia di Kentridge, con il suo uso del carboncino e delle tracce lasciate sul foglio, crea una lingua riconoscibile che si misura con il tempo del teatro. Le metamorfosi si susseguono senza lasciarsi ricondurre a un significato definitivo, creando una narrazione in continua evoluzione.

Un’orchestrazione moderna che rispetta la tradizione

La musica, curata dall’orchestrazione di Nico Muhly, si inserisce con discrezione nella scrittura di Monteverdi, senza snaturarne il carattere. L’opera, originariamente composta nel 1607, arriva ad Atene con una nuova sonorità che si adatta alle nuove tecnologie e alle esigenze del teatro contemporaneo. La musica, pur conservando le linee vocali originali, si adatta a un’orchestra moderna, creando un equilibrio tra passato e presente. Questa scelta ha reso l’esperienza teatrale ancora più coinvolgente, grazie a una combinazione di bellezza visiva e sonorità innovative.

La contraddizione tra visione e realtà

La regia di Kentridge non nasconde la contraddizione tra la visione e la realtà, lasciando agire questa tensione all’interno dello spettacolo. Orfeo, pur avendo convinto le divinità infernali, non riesce ad affidarsi a ciò che non può vedere. Il canto ha persuaso le divinità, ma sulla strada del ritorno il dubbio prende il sopravvento. Il disegno di Kentridge procede secondo una logica che Orfeo non sa accettare, poiché ogni segno può essere corretto, cancellato, ma il foglio non torna innocente. Questa contraddizione, che rimane al centro dello spettacolo, riflette la complessità del mito e la sua capacità di rimanere sempre in discussione.

Un’esperienza teatrale unica a Atene

La messinscena di Kentridge, con le sue proiezioni e la sua interazione tra musica, danza e disegno, ha creato un’esperienza teatrale unica. Anche se a volte le proiezioni attraggono lo sguardo al punto da contendere attenzione alla musica, questa è parte del fascino dello spettacolo. Fra il canto, la danza e il lavoro del disegno, qualcosa resta inevitabilmente fuori dalla nostra percezione. Orfeo vorrebbe invece vedere tutto, essere certo di tutto, ritrovare esattamente la donna che ricorda. Quando si volta, Euridice potrebbe essere già altrove. Non soltanto oltre la vita, ma oltre l’immagine che lui ha continuato a custodire di lei.