L’apertura estiva delle scuole dell’infanzia non risolve i problemi ma crea costi: il malessere cresce e le famiglie si allontanano
L’apertura estiva delle scuole dell’infanzia non concilia e non produce qualità ma costi: il malessere cresce e le famiglie si allontanano

La scuola dell’infanzia in Trentino vive un momento di malessere crescente, con l’apertura estiva del servizio che non sembra risolvere i problemi ma creare nuovi costi. La consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri, ha sollevato preoccupazioni sull’effettiva utilità dell’undicesimo mese, un periodo estivo in cui le scuole restano aperte per offrire un servizio a domanda, gratuito, ma che non garantisce continuità e progettualità. Le famiglie, dopo aver visto i figli stanchi, si stanno allontanando, e il sistema rischia di perdere qualità pedagogica e benessere del personale.
La trasparenza non è un’opzione
Demagri ha chiesto all’assessora Francesca Gerosa i dati di fruizione dell’undicesimo mese, sottolineando che la trasparenza è un dovere, non un’opzione. “In un’azienda seria i numeri si devono poter estrarre e ottenere in tempo reale: non è accettabile che la politica non riesca a fare altrettanto”, ha detto. I dati, però, non corrispondono alla realtà dei fatti. Le iscrizioni sono ridotte, le frequenze discontinue, e gli autobus viaggiano spesso vuoti. Anche i voucher del Fondo sociale europeo, che permettevano al terzo settore di offrire coperture flessibili, sono scomparsi. La politica, quindi, non riesce a fare i conti con i costi reali.
Demagri ha anche sottolineato che la percentuale dei bambini iscritti a gennaio per il mese di luglio non è sufficiente da sola a valutare l’effettiva utilità del servizio. Serve una misura più completa, che includa la percentuale dei fruitori reali sul totale dei bambini iscritti e un range minimo di continuità, almeno 15 giorni, per capire se il servizio è stato davvero utilizzato. Solo così si può valutare se l’undicesimo mese funziona o se, come molti operatori segnalano, produce più disservizi che conciliazione: autobus che viaggiano vuoti, prenotazioni che non corrispondono alla fruizione reale, approvvigionamenti mensa in esubero.
Il benessere scolastico è in discussione
Il “benessere scolastico” è un concetto che si discosta molto dalla realtà. Da settembre a luglio, la maggioranza del personale non riesce a ottenere nemmeno un giorno di congedo se non con permessi non retribuiti. Le insegnanti, che vivono la scuola ogni giorno, denunciano un malessere crescente: ferie impossibili da pianificare, carichi di lavoro aumentati, nessun riconoscimento. La misurazione del benessere, se raggiunto, deve avvenire attraverso i benefit previsti, come la possibilità di fruire delle ferie fuori del canonico periodo. Ma solo una minima parte delle insegnanti ha potuto usufruire di questa opportunità.
Il sistema, inoltre, si trova a dover affrontare una serie di problemi complessi, tra cui la mancanza di stabilità e progettualità. La scuola si apre a settembre e il mondo della scuola arriverà subito sui banchi del Consiglio. Le questioni che oggi sembrano estive e marginali diventeranno immediatamente centrali. La società rischia di accorgersene quando sarà troppo tardi. Si sovraccaricano lavoratrici e lavoratori, si assiste alla fuga verso altri settori o verso il part time, e si sostituisce personale qualificato con figure prive dei titoli d’accesso.
La scuola dell’infanzia intanto perde qualità pedagogica e benessere del personale. La società rischia di accorgersene quando sarà troppo tardi. Si sovraccaricano lavoratrici e lavoratori, si assiste alla fuga verso altri settori o verso il part time, e si sostituisce personale qualificato con figure prive dei titoli d’accesso. Si parla di conciliazione senza rispettarne i vincoli e senza analizzare i dati reali. Demagri ha anche sottolineato che la scuola si apre a settembre e il mondo della scuola arriverà subito sui banchi del Consiglio. Le questioni che oggi sembrano estive e marginali diventeranno immediatamente centrali. La società rischia di accorgersene quando sarà troppo tardi. Si sovraccaricano lavoratrici e lavoratori, si assiste alla fuga verso altri settori o verso il part time, e si sostituisce personale qualificato con figure prive dei titoli d’accesso.
