La morte di Bruno, il cane eroe, si rivela una simulazione: la Procura apre un nuovo fronte d’indagine
La Procura di Taranto ha rivelato che la morte del cane eroe Bruno era una simulazione. Indagini smentiscono l’avvelenamento e il maltrattamento.
La morte del cane eroe Bruno, simbolo di legalità e speranza, ha cambiato completamente il quadro dell’inchiesta. Secondo la Procura di Taranto, la storia dei bocconi con i chiodi che avevano scosso l’opinione pubblica sarebbe stata simulata. L’indagine ha portato a una svolta significativa, con l’emergere di nuove prove che mettono in discussione la versione iniziale del decesso del quattro zampe.
La Procura apre un nuovo fronte d’indagine
La Procura ha concluso le indagini preliminari e ha notificato l’avviso di conclusione all’istruttore del cane, Arcangelo Caressa, addestratore e direttore tecnico nazionale della cinotecnica Endas. L’uomo è ora formalmente accusato di aver inscenato un reato mai avvenuto. Secondo il sostituto procuratore Raffaele Casto, l’uccisione di Bruno con polpette imbottite di chiodi e veleno non si sarebbe mai verificata, ma sarebbe stata sapientemente simulata. Le accuse contro ignoti per avvelenamento e maltrattamento sono crollate proprio sotto il peso delle prove mediche. L’autopsia non ha trovato nello stomaco o nell’intestino del cane alcun residuo compatibile con l’ingestione dei bocconi descritti nel primo racconto. La Procura ha accertato che, al momento dell’arrivo del medico veterinario, gli alimenti incriminati si trovavano già all’interno di una busta di plastica.
Le procedure non sono state rispettate
La Procura ha anche contestato che il seppellimento di Bruno sia stato tentato o programmato senza le debite comunicazioni ufficiali. Questo è un’anomalia procedurale che ha spinto i magistrati a ordinare perquisizioni, sequestri di documentazione cinofila e l’acquisizione dei dispositivi elettronici di Caressa per ricostruire la genesi del racconto diffuso sui media. Con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, Caressa ha ora 20 giorni di tempo per chiedere di essere interrogato o per presentare una memoria difensiva tramite il suo legale, l’avvocato Alessandro Scapati. Al termine di questo termine, il pubblico ministero dovrà valutare le eventuali deduzioni della difesa e decidere se formulare la richiesta di rinvio a giudizio o sollecitare l’archiviazione del procedimento.
Bruno, un cane di razza Bloodhound, addestrato da Arcangelo Caressa, era celebre per le sue capacità di ricerca che lo avevano reso un pilastro nelle operazioni di soccorso e un punto di riferimento nel salvataggio di persone scomparse. La sua morte aveva suscitato un forte sdegno nazionale, con l’intervento pubblico della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva definito l’accaduto come un atto “vile e inaccettabile”. Tuttavia, le indagini hanno rivelato una realtà diversa, con la Procura che ha aperto un nuovo fronte d’indagine per chiarire se dietro la drammatica narrazione vi fosse una reale mano assassina.
