European CHOD/NAD Conference: Roma, il dibattito sui nuovi criteri per la difesa europea

La seconda European CHOD/NAD Conference a Roma ha visto il Generale Portolano sottolineare l’importanza della prontezza operativa e la necessità di un’integrazione strutturata per la difesa europea.

La seconda European CHOD/NAD Conference si è aperta a Roma con l’intervento del Generale Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa, che ha sottolineato l’importanza di una prontezza operativa non solo pianificata, ma effettivamente disponibile alle Forze Armate. L’incontro, organizzato sotto la regia del Comitato Militare dell’Unione Europea, ha visto la partecipazione dei Capi di Stato Maggiore della Difesa (CHOD) e dei Direttori Nazionali degli Armamenti (NAD), con l’obiettivo di rafforzare l’integrazione europea della difesa.

La prontezza operativa come priorità

Il Generale Portolano ha sottolineato che il vero avversario, oggi, è il tempo. “Decidere in tempo, perché nessun avversario adatterà i suoi piani ai nostri tempi procedurali”, ha detto. Questo concetto ha portato a una definizione particolarmente esigente di prontezza operativa militare, che non si basa solo sulla capacità pianificata o finanziata, ma sulla disponibilità effettiva delle risorse in tempi coerenti con le sfide e minacche presenti e future.

La deterrenza non si misura solo nella quantità e nella qualità dei sistemi d’arma.

Il Generale ha ricordato che la deterrenza non si misura più soltanto nella quantità e nella qualità dei sistemi d’arma, ma anche nella capacità industriale di sostenere un impegno bellico prolungato nel tempo. “Un’eccellenza tecnologica priva di profondità industriale, di scorte adeguate, di capacità di rigenerazione delle forze, non produce deterrenza. Produce una promessa. Ma, forte della mia esperienza operativa, posso assicurare che le promesse non si schierano sul terreno”, ha concluso.

Integrazione e strumenti per la difesa europea

La sfida principale, ha spiegato il Generale, è passare dalle misure emergenziali a una procedura strutturata. L’integrazione europea della difesa, pur avendo strumenti normativi e finanziari all’altezza dell’ambizione, “somiglia più a una risposta alle contingenze che ad una trasformazione strutturale”. Il Generale ha ricordato che l’Europa dispone per la prima volta di iniziative come il European Defence Industry Programme (EDIP) e la Security Action For Europe (SAFE), ma la disponibilità di risorse non garantisce, di per sé, un cambiamento. Il Generale ha anche sottolineato l’importanza di coinvolgere anche i Paesi europei non membri dell’Unione, che possono contribuire in maniera determinante a completare e rafforzare l’architettura di sicurezza del continente. Per fare ciò, ha aggiunto, non possiamo solo continuare a parlare di cooperazione o collaborazione, ma dobbiamo spingerci all’integrazione, prima di tutto, della base industriale e tecnologica, all’estensione di strumenti normativi e finanziari come SAFE ed EDIP, oltre alla condivisione delle informazioni e alla standardizzazione di processi e procedure.

Il dibattito ha anche toccato il tema delle lezioni apprese dal conflitto in Ucraina. Il Generale ha esortato a non trasformare quell’esperienza quale modello “universale” per tutti gli scenari operativi, senza gli opportuni adattamenti. Le lezioni apprese da quel teatro debbano essere integrate con quelle provenienti da altre aree di crisi, che differiscono per geografia e natura della minaccia. Si pensi, ad esempio, al Medioriente, al Mediterraneo allargato e al continente africano, dove i conflitti in corso vengono accompagnati da campagne di influenza strategica condotte da Cina, Federazione russa e altri attori.