Il caos nei cieli: un fenomeno complesso senza regia unica
Attacchi informatici e allarmi bomba in Europa, senza una fonte unica. L’indagine di Ivano Gabrielli.
Un fenomeno complesso, senza una regia unica, ha scosso l’Europa negli ultimi giorni. Attacchi informatici, allarmi bomba e rivendicazioni di gruppi sconosciuti hanno creato un clima di tensione. Ivano Gabrielli, direttore del servizio Polizia postale e per la sicurezza cibernetica, ha spiegato che si tratta di un insieme di eventi diversi, ma con un obiettivo comune: generare paura. «Questo è solo l’inizio», ha detto, sottolineando che il caos nei cieli non ha un’unica fonte.
Un’attività di diversi soggetti
Le rivendicazioni degli attacchi, come quelle di un gruppo che si firma come «Direttore» o di un individuo che si chiama Mikael Andropov, non sembrano provenire da una singola entità. «I dati che abbiamo sono esigui: poche mail, che tra loro sono pure diverse», ha spiegato Gabrielli. Ogni messaggio ha un’autore diverso, cambia la modalità di scrittura e le caselle di posta. «Se tutto è diverso, ha senso, come è stato fatto, parlare di regia unica?», ha chiesto. Non esiste un’unica fonte, ma potrebbero esserci diversi soggetti che agiscono per un obiettivo comune: creare allarmismo.
La circolazione delle informazioni amplifica l’effetto di queste minacce. «Può essere sfruttata da chi vuole generare paura, ma la libertà di informazione va preservata», ha sottolineato Gabrielli. L’emulazione di attacchi informatici, come quelli contro i supermercati o i falsi allarmi bomba, potrebbe essere un fenomeno che si diffonde grazie alla visibilità dei messaggi. «Una mail anonima può ottenere enorme visibilità e incoraggiare imitatori», ha spiegato. La strategia degli hacker punta all’ansia sociale, senza un profitto economico diretto.
Un rischio concreto per l’Italia
La sicurezza delle infrastrutture critiche è un tema sempre più urgente. «Attacchi a infrastrutture critiche sono scenari possibili ma costantemente valutati», ha spiegato Gabrielli. La digitalizzazione e l’interconnessione aumentano le vulnerabilità, anche se in Italia è stato costruito un corpus normativo importante. «Abbiamo una legge che guarda la sicurezza del perimetro nazionale cibernetico e abbiamo implementato la direttiva Nis 2», ha detto. Tuttavia, le risorse necessarie per affrontare il fenomeno sono ancora insufficienti.
Le esigenze crescono così velocemente che le carenze di risorse sono sempre più evidenti. «Dobbiamo pensare che se il mondo è senza confini per chi attacca, deve esserlo anche per chi si difende», ha detto Gabrielli. L’indagine, che coinvolge l’Antimafia, l’Antiterrorismo e la procura di Roma e Milano, richiede una collaborazione internazionale per risalire agli autori. «Sarà importante risalire agli indirizzi Ip», ha aggiunto. «Serve accortezza», ha concluso Gabrielli, riferendosi al rischio di lasciare aperte le porte per attacchi esterni. «Se io ho un potentissimo frigorifero ma lo lascio aperto, è normale che si svuoti», ha detto, mettendo in guardia su una difesa efficace. L’indagine continua, ma il rischio di un’escalation non è da sottovalutare.
