Fiamme gialle sventano frode fiscale internazionale da 1,5 miliardi di euro a Savona
Fiamme gialle denunciano 192 persone per frode fiscale da 1,5 miliardi a Savona, 200 società coinvolte.
Operazione ‘China Express’ smaschera rete di frode fiscale internazionale
Le fiamme gialle di Savona hanno sventato una complessa frode fiscale internazionale, con un ammontare complessivo di circa 1,5 miliardi di euro. L’indagine, denominata ‘China Express’, ha portato alla denuncia di 192 persone e al coinvolgimento di 200 società. L’operazione ha visto il sequestro di beni per un valore di 7 milioni di euro, tra immobili, auto e gioielli. La frode ha interessato diverse regioni italiane, con un focus particolare sul Lazio, Lombardia, Piemonte e Toscana. Le attività sono scaturite da una verifica fiscale su un centro estetico di Albenga, gestito da un uomo cinese privo di capacità manageriali. L’imprenditore, pur non avendo magazzino, dipendenti o capacità economiche, aveva emesso fatture per la vendita di abbigliamento all’ingrosso a 204 società, per un totale di circa 20 milioni di euro. Queste fatture, però, erano inesistenti e non corrispondevano a alcuna attività reale.
Fatture ‘fantasma’ e distorsione della concorrenza
Le indagini hanno rivelato che le fatture emesse erano spesso generiche, come ‘Shoes’ o ‘Jeans’, senza indicare quantità, prezzo o modello. Questo ha suscitato sospetti, soprattutto perché erano rivolte a società che esercitavano attività di commercio all’ingrosso e al dettaglio. Secondo l’ipotesi dei magistrati, i beneficiari di queste fatture hanno ottenuto vantaggi fiscale e commerciali, acquistando beni in nero a prezzi convenienti e rivendendoli a prezzi inferiori a quelli di mercato, con effetti distorsivi sulla concorrenza.
Le imprese coinvolte hanno movimentato volumi d’affari pari a circa 700 milioni di euro tra il 2017 e il 2025. L’evasione fiscale complessiva è stata stimata in circa 116 milioni di euro, con un impatto significativo sul mercato italiano. Le società erano spesso intestate a soggetti ‘prestanome’, privi di conoscenze aziendali e di capacità economiche, ma con accesso ai conti correnti e ai beni di soggetti esteri. Le indagini hanno anche portato alla luce due catene di supermercati e ‘mercatoni’ in Marche e Emilia-Romagna, formalmente amministrate da un diciannovenne pachistano e da una cinquantenne di Casalnuovo di Napoli, entrambi nullatenenti e privi di abilità manageriali. I conti correnti erano gestiti da un cinquantenne cinese, che non aveva mai dichiarato redditi in Italia ma possedeva immobili e autoveicoli di lusso per oltre 3 milioni di euro.
Il sequestro di beni di lusso ha visto il coinvolgimento di soggetti esteri che gestivano aziende italiane senza alcuna capacità reale. Tra i beni sequestrati, spiccano immobili di lusso, auto di alto valore e gioielli. Un caso emblematico è stato quello di un quarantenne cinese residente a Milano, titolare di una decina di società e accumulatore di 6 milioni di euro sui propri conti correnti. Un’altra impresa, intestata a una sessantenne cinese non più residente in Italia dal 2022, era proprietaria di auto di lusso utilizzate da una famiglia formalmente estranea all’azienda.
L’operazione ha portato al recupero di 120 milioni di euro a tassazione e alla cessazione d’ufficio di 105 partite Iva. Le interlocuzioni con clienti e fornitori hanno permesso di individuare i reali amministratori, spesso estranei alle società ma con piena titolarità dei conti correnti. Questi soggetti avevano una buona conoscenza della lingua italiana e delle vicende aziendali, nonostante non fossero formalmente dipendenti delle imprese.
