Ghiacciai alpini in crisi: Marmolada e Adamello simboli del riscaldamento globale

Temperature record in quota: Marmolada e Adamello segnalano impatto del cambiamento climatico

Ghiacciai alpini in fiamme, Marmolada e Adamello sotto stress termico
Ghiacciai alpini in fiamme, Marmolada e Adamello sotto stress termico

La Marmolada e l’Adamello, due dei ghiacciai più rappresentativi delle Alpi, segnalano un ulteriore peggioramento della situazione climatica, con temperature record a quote elevate e un ritiro accelerato dei ghiacciai. Dall’inizio di giugno, la Marmolada ha registrato temperature sopra lo zero, con punte di quasi +5 gradi a Punta Rocca, mentre l’Adamello continua a ritirarsi a ritmi sempre più elevati. Questi dati, diffusi da Legambiente nell’anteprima della Carovana dei Ghiacciai 2026, mettono in luce l’impatto crescente del riscaldamento globale sulle montagne italiane.

Temperature record e impatto sul ghiacciaio

La combinazione di un’estate eccezionalmente calda, un ridotto innevamento e un zero termico che si è mantenuto tra i 4.800 e i 5.000 metri ha accelerato la fusione della neve e sottoposto i ghiacciai a uno stress eccezionale. A Punta Rocca, la temperatura è rimasta sopra lo zero dal 16 giugno, con valori che hanno raggiunto punte vicine ai +5 gradi. Queste condizioni hanno accelerato la scomparsa della neve residua e aumentato il ritmo di ablazione del ghiacciaio, già profondamente ridimensionato negli ultimi decenni.

Ritiro accelerato dell’Adamello

Dalla fine degli anni Novanta, la velocità di arretramento della fronte del ghiacciaio Adamello-Mandrone è aumentata sensibilmente: sono stati persi 760 metri tra il 1997 e il 2025, di cui 550 metri nell’ultimo decennio e addirittura 265 metri nel solo triennio 2023-2025. Anche le stagioni 2024 e 2025, nonostante nevicate invernali relativamente favorevoli, si sono concluse con un bilancio di massa negativo. Dalla Piccola Età Glaciale, il ghiacciaio ha perso circa metà della propria superficie, e la lingua principale del Mandrone si è ritirata di 2,8 chilometri. I rilievi effettuati da SAT, MUSE, Provincia autonoma di Trento, Università di Padova e Servizio Glaciologico Lombardo evidenziano una marcata diminuzione dell’accumulo nevoso primaverile, in alcune aree ridotto fino alla metà rispetto alle medie stagionali. Per Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, gli ultimi episodi osservati sulle montagne italiane dimostrano come la crisi climatica stia lasciando segni sempre più evidenti anche alle quote più elevate.

Chiamata d’urgenza per la protezione delle Alpi

L’associazione sottolinea che le Alpi si stanno riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale e chiede al Governo di finanziare pienamente il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, oltre a promuovere politiche locali più incisive per la tutela dell’ambiente montano. Nel documento presentato durante l’anteprima della Carovana dei Ghiacciai viene inoltre rilanciata la richiesta di una governance europea dei ghiacciai e del loro riconoscimento come beni comuni.

L’obiettivo è definire strumenti condivisi per proteggere ecosistemi fondamentali per la disponibilità di risorse idriche, la sicurezza delle comunità alpine e la conservazione della biodiversità. Per questo è stata presentata la piattaforma “Governare le Alpi che cambiano”, la prima iniziativa politico-culturale italiana dedicata al futuro delle aree glaciali e delle terre che emergono con il loro progressivo ritiro. La campagna Carovana dei Ghiacciai 2026 prenderà ufficialmente il via il 17 agosto e proseguirà fino al 3 settembre, con cinque tappe tra Francia, Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Piemonte. L’iniziativa continuerà a monitorare l’evoluzione dei ghiacciai alpini e a richiamare l’attenzione sulle conseguenze del riscaldamento globale, che stanno trasformando rapidamente il volto delle montagne italiane ed europee.