Il piano scuole di Como si ripete: chiusure e contraddizioni

Il piano scuole di Como si ripete: chiusure e contraddizioni, critiche da PD e FdI.

L’amministrazione comunale di Como, guidata da Giuseppe Rapinese, continua a suscitare polemiche per il piano di riorganizzazione scolastica, che vede nuovamente la chiusura di istituti e scuole, nonostante le critiche e le contestazioni emerse in passato. Questa volta, il piano prevede l’accorpamento degli Istituti Compensivi e la soppressione della scuola dell’infanzia di Via Volta e della scuola primaria di Via Sinigaglia, oltre a quella di Monte Olimpino. Le decisioni, secondo il PD, sono contraddittorie e non rispettano il dialogo con le famiglie e le istituzioni scolastiche.

Contraddizioni e mancanza di visione

Il piano, definito “logorante ‘fare e disfare’” da alcuni esponenti politici, è visto come un’imposizione senza confronto con le scuole coinvolte. Il sindaco, pur avendo sostenuto in passato decisioni che hanno portato a chiusure, oggi sembra voler invertire la rotta, ma senza una strategia di lungo periodo. Il PD sostiene che il piano non possa essere considerato una semplice pratica amministrativa, ma un atto che mette in discussione l’efficienza del sistema scolastico e la stabilità delle famiglie.

Le decisioni non sono sempre coerenti e si contraddicono

Le famiglie, spesso costrette a adeguarsi a decisioni improvvisate, si dichiarano contrarie alle chiusure e chiedono un confronto serio. Secondo il PD, la scuola deve essere al centro delle politiche amministrative, ma solo con un piano che nasca da un tavolo di lavoro con tutti i soggetti coinvolti. “Dobbiamo investire sui servizi educativi per rilanciare l’idea di una Como per tanti, accogliente ed aperta”, affermano i rappresentanti del partito. La scuola, per loro, non deve essere un’arma per tagliare costi, ma un fulcro sociale e culturale per ogni quartiere.

Le famiglie si tutelano con il dialogo

Le critiche non si limitano al PD. Il coordinatore provinciale di Forza Italia, Sergio Gaddi, ha definito il piano un “atto di guerra” contro l’efficienza del sistema scolastico e in particolare contro la scuola Corridoni, appena salvata dal Consiglio di Stato. Le chiusure, secondo lui, sono una delirante e inefficiente imposizione, e la responsabilità politica ricade sui consiglieri comunali di maggioranza, che dovranno mettere il loro voto e la loro faccia su questa scelta scellerata.

Le decisioni devono essere valutate e bocciate se sbagliate

Il piano, che arriverà in Consiglio comunale, dovrà poi essere sottoposto alla Provincia, dove i consiglieri dovranno valutarne la coerenza e le conseguenze. “Dove ci sono decisioni sbagliate o contraddittorie, dovranno avere la responsabilità politica di bocciarle”, ha sottolineato un esponente del PD. La scuola, per le famiglie, non è solo un servizio, ma un diritto che deve essere garantito con serietà e trasparenza. Il dibattito, che coinvolge diverse forze politiche, si intensifica in vista delle elezioni comunali del 2027. Il piano di Rapinese, se approvato, potrebbe diventare un punto di rottura per l’amministrazione, ma anche un test per la capacità di confronto e di costruzione di un piano scolastico realmente inclusivo e sostenibile.