Il Terzo settore non ha accesso alle garanzie pubbliche del credito

Il Terzo settore non ha accesso alle garanzie pubbliche del credito, limitando il credito disponibile per le attività non commerciali.

Il Terzo settore non ha accesso alle garanzie pubbliche del credito, un tema che rimane un ostacolo significativo per la crescita e la sostenibilità delle attività non commerciali. Nonostante l’introduzione di normative che dovrebbero aprire il Fondo di garanzia per le Pmi anche agli enti del Terzo settore, il sistema non ha ancora garantito un accesso pieno e reale. La mancanza di una dotazione finanziaria adeguata e la limitata attivazione della sezione speciale hanno reso l’accesso al credito per il Terzo settore un problema persistente.

Il Fondo di garanzia per le Pmi e le sue limitazioni

Gestito da Mediocredito centrale, il Fondo di garanzia per le Pmi è uno strumento chiave per facilitare l’accesso al credito per le micro, piccole e medie imprese. Questo fondo, istituito dalla legge 662/1996, offre una garanzia pubblica gratuita o a basso costo, che copre fino all’80% dei finanziamenti concessi dal sistema bancario, con un tetto di 5 milioni di euro per singola impresa. Tuttavia, l’accesso a questa garanzia è limitato agli enti commerciali e alle imprese iscritte al registro delle imprese (Rea), escludendo gran parte degli enti del Terzo settore.

Con il dl 145/2023, è stata introdotta una misura che ha dovuto aprire il Fondo di garanzia anche agli enti del Terzo settore, purché iscritti al Runts e al Rea. Tuttavia, il tetto massimo del finanziamento ammissibile è stato ridotto a 60 mila euro, un importo considerato inadeguato per le attività più strutturate del Terzo settore. Inoltre, la sezione speciale, destinata a garantire accesso al credito anche per enti non iscritti al Rea, è rimasta inattiva a causa della mancanza di una dotazione finanziaria adeguata.

Un sistema inadeguato e un’occasione persa

A metà del 2025, con il dl 95/2025, sono state stanziate risorse dedicate per 10 milioni di euro, ma questo importo è stato considerato insufficiente per coprire i potenziali fabbisogni. Inoltre, i versamenti volontari da parte di fondazioni e privati non sono incentivati fiscalmente, limitando ulteriore l’accesso al credito per il Terzo settore. Secondo i dati del Report 2025 del Fondo di garanzia, nel biennio 2024-2025 sono state accolte circa 475 mila domande di accesso al Fondo, che ha garantito quasi 100 miliardi di euro di finanziamenti a oltre 320 mila imprese. Tuttavia, solo 223 operazioni sono state accolte con la procedura riservata agli Ets iscritti al Runts e al Rea, per soli 10 milioni di euro di finanziamenti. Questo dato sottolinea l’insuccesso del sistema nel garantire un accesso reale al credito per il Terzo settore.

La mancanza di una dotazione finanziaria adeguata e la limitata attivazione della sezione speciale hanno reso l’accesso al credito per il Terzo settore un problema persistente.

La stessa Raccomandazione del Consiglio UE (2023/1344) sottolinea l’importanza di sistemi di garanzia pubblici per incoraggiare i finanziatori a sostenere i soggetti dell’economia sociale. Tuttavia, il sistema italiano non ha ancora pienamente recepito questa raccomandazione.

Per superare questa situazione, è necessario dare piena attuazione alle norme esistenti e rimuovere gli ostacoli che impediscono agli strumenti utilizzati dal sistema bancario e dall’imprenditoria nazionale di essere utilizzati anche per sostenere le attività del Terzo settore.